COVID -19, AUMENTO DELLE MATERIE PRIME E GREAT RESET: I DATI LI CONOSCETE TUTTI, QUELLO CHE VI MANCA E’ UNA STORIA ….

La risposta coordinata a livello mondiale alla crisi pandemica da COVID -19 ha causato una serie di effetti che ancora oggi permangono….

In Oriente alla fine del 2019, e qui da noi all’inizio del 2020, è dilagato un virus le cui origini sono rimaste oscure …. Alcuni parlarono di incroci tra pipistrelli e pangolini, altri fanno riferimento agli esperimenti di Gain of function eseguiti presso il laboratorio di Wuhan, città epicentro della crisi.

Coronavirus, foto dalla città fantasma di Wuhan - Wired | Wired Italia
Wuhan

All’inizio dell’epidemia, da parte dei nostri politici e dei loro aedi del mainstream, si è cercato di minimizzare il rischio, invitando a mangiare involtini primavera e additando come fosse il razzismo l’unico virus da temere.

Poi di colpo la narrativa è cambiata: accorati e terrorizzanti interventi da parte di politici, giornalisti e influencers, conditi da immagini raccapriccianti di file di camion che trasportano bare, hanno terrorizzato l’opinione pubblica. Contemporaneamente il mainstream si affrettava ad informare che ne saremmo usciti solo con i vaccini e che NULLA SAREBBE STATO PIU’ COME PRIMA. Perché tutto questo allarme? E perché tutta la confusione sui morti da Covid o per COVID? E perché non poteva tornare tutto come prima?

Le bare sui camion militari, Bergamo sotto choc

L’Italia e il mondo civile avevano mai affrontato influenze prima d’ora? Certo che si! Un esempio per tutti, l’asiatica che però fu affrontata con ben altro spirito; oppure la ben più letale Spagnola. Eppure questa volta la risposta è stata diversa.

In Italia il governo Conte ha paralizzato il Paese ed ha sospeso i diritti costituzionali fondamentali a colpi di DCPM.

DPCM 3 dicembre 2020: nuove limitazioni agli spostamenti | Confcommercio  Trentino

Mentre accadeva tutto questo, e in aggiunta a questo, si preparavano le basi per fare entrare il “MES con il nome cambiato” e distruggere e depredare quello che restava della nostra economia.

Ovviamente questo compito non poteva essere lasciato ad un oscuro personaggio, sconosciuto agli italiani, divenuto misteriosamente capo del governo, occorreva una voce più altisonante e per questo fu dato l’incarico a Mario Draghi, l’uomo della grande finanza.

L'intervento di Mario Draghi sul “Financial Times”, in cinque punti –  Ultim'ora

Questi, innanzitutto, iniziò ammonendo sull’importanza della vaccinazione di massa, pena la morte dei no-vax e di tutti i malcapitati che l’avessero incontrati.

E per togliere qualunque dubbio sull’efficacia del siero magico, si è subito precipitato a togliere più diritti possibili a chiunque si fosse rifiutato di assoggettarsi “spontaneamente” ad esso.

Ovviamente il rimedio era talmente efficace e sicuro che i nostri governanti si sono affrettati a fornire uno “scudo penale” ai medici vaccinatori!

Ma a livello economico che cosa è successo? Un primo effetto è stato immediato: migliaia di piccole e medie aziende non hanno retto e sono state costrette alla chiusura. Chissà cosa avrà pensato il primo ministro Draghi di questo? Ricordo a tutti il suo auspicio per una distruzione creativa dell’economia con le piccole imprese che dovranno cedere il mercato alle multinazionali.

Forse per questo sono stati colpiti così pesantemente i bar e la ristorazione? Per far spazio alle multinazionali?

Ma questo è solo uno degli effetti, vediamo cos’altro hanno causato.

In primis, il forte aumento di tutte le materie prime.

Vediamolo in dettaglio…

I prezzi delle materie prime dipendono dalla domanda, dall’offerta e dalle scorte disponibili.

Le azioni intraprese dai governi hanno innescato queste dinamiche.

Le principali società produttive e commerciali di materie prime, viste le azioni governative, hanno rallentato la produzione, generando di fatto una diminuzione dell’offerta.

Dall’altra parte, alla riapertura post lock-down, la ripresa simultanea di molte economie mondiali ha portato ad un brusco aumento della domanda.

A tutto ciò dobbiamo aggiungere anche l’aumento dei costi per i trasporti.

Le imprese attualmente hanno due principali difficoltà: non riescono a mantenere i livelli di produzione per la scarsità di semilavorati e per i ritardi nelle consegne e vedono i margini a rischio a causa dell’aumento dei costi di noli, materie prime ed energia.

In questo contesto un ruolo chiave è svolto dalla Cina, fabbrica del mondo e fonte cruciale di domanda e offerta di materie prime. Questa ha colto al volo l’occasione per ridurre la produzione di metalli chiave come acciaio e alluminio, affiancando un incremento della domanda di cereali.

Nel contempo, si è innescato un secondo cortocircuito, quello logistico. I lockdown hanno generato interruzioni nei trasporti e ritardi nelle consegne, esacerbando ulteriormente la situazione. Ancora oggi abbiamo il porto di Shanghai bloccato da una misteriosa recrudescenza del virus …

E non possiamo fare a meno di citare, in questo contesto, lo strano caso della Ever Given, la nave che bloccò il Canale di Suez, di cui tratteremo approfonditamente in un articolo ad hoc.

Incidente di Suez: cosa accade ora nel trasporto?
Ever Given

Effetto di tutto ciò è lo stesso recupero dell’Europa a essere a rischio.

La presidente della Bce, Christine Lagarde, in una riunione di politica monetaria della banca centrale, ha sottolineato che la pandemia “continua a gettare un’ombra” sulla ripresa. Ha anche osservato che le strozzature nelle supply chain stanno frenando la produzione e che c’è “molta strada da fare prima che i danni all’economia causati dalla pandemia siano compensati“. Correggerei la Lagarde visto che i danni all’economia non li ha causati il virus, ma le politiche intraprese!

La stretta di Lagarde: “Su i tassi già nel 2022”. E i mercati scendono - la  Repubblica

E poi immancabile come in ogni disgrazia ci si mette l’Unione Europea … vediamo come…

COS’È IL SISTEMA PER LE QUOTE DI CO2 (ETS)

L’ETS, in breve, istituisce un mercato europeo per la compravendita di “quote di emissione” di CO2: ne vengono assegnate alle aziende, ogni anno, in una certa quantità che si riduce via via nel tempo. Le aziende più inquinanti dovranno quindi acquistare altri permessi se vorranno continuare a emettere CO2 senza incorrere in sanzioni; le aziende più “pulite”, al contrario, hanno la possibilità di vendere le proprie quote inutilizzate.

Il sistema EU ETS, ovvero: le vie dell'inferno sono lastricate di buone  intenzioni

L’intero sistema serve a rendere sconveniente l’utilizzo di energia prodotta da fonti fossili (carbone, petrolio, gas naturale) e incentivare il passaggio a forme di energia più pulite (come quelle rinnovabili).

Il prezzo della CO2 impatta prima di tutto sui soggetti obbligati, ovvero i produttori di energia elettrica da fonti fossili, le industrie pesanti e il settore aviazione. Questo, di fatto, ha diversi risvolti a valle della catena del valore.

Quali sono le conseguenze del prezzo della CO2 sul settore elettrico?

Per quanto riguarda il settore elettrico, il costo delle emissioni a carico del produttore va ad aggiungersi ai costi variabili della produzione, determinando una diminuzione del margine dell’attività a parità di prezzo di vendita dell’energia prodotta. Pertanto gli impianti maggiormente colpiti dall’aumento del prezzo della CO2 (ovvero le centrali a carbone o lignite, che a parità di output elettrico emettono maggiori quantità di CO2) perdono progressivamente competitività, venendo fortemente penalizzati in favore degli impianti meno emissivi (come le centrali a gas naturale) e delle rinnovabili.

Per poter mantenere un margine sufficiente per l’attività di produzione, i produttori soggetti all’ETS devono vendere la propria energia a un costo superiore e questo si riversa sul prezzo di mercato dell’energia elettrica. Infatti, nonostante la quota di rinnovabili nel mix energetico di tutti i Paesi europei sia in aumento, la produzione elettrica da fonti fossili è ancora piuttosto importante (in Italia, per esempio, circa il 40% dell’energia elettrica è prodotta da gas naturale). L’aumento del prezzo dell’energia elettrica sul mercato all’ingrosso, inoltre, si propaga a valle, nella catena del valore, impattando tutti i consumatori finali, sia domestici che industriali.

Nel 2020, in concomitanza con la revisione quinquennale degli obiettivi climatici stabiliti nell’ambito dell’Accordo di Parigi, l’Unione Europea ha presentato il cosiddetto “Green Deal” europeo, ovvero la strategia che si intende implementare per promuovere l’utilizzo razionale delle risorse, lo sviluppo di un’economia più sostenibile e la diminuzione delle emissioni di gas serra.

Tutto questo potrà portare ad un ulteriore aumento del costo della CO2

Non finisce qui, a tutto questo, sempre l’Unione Europea cogliendo l’opportunità della nuova crisi innescata dal conflitto Russo Ucraino (perché perdere l’opportunità offerta da una crisi?) ha stabilito una serie di sanzioni …. Contro i propri Paesi! Sanzioni che, visto il danno che possono apportare alla nostra economia, sono state subito entusiasticamente approvate dal nostro governo dei migliori … E a questo punto si aggancerebbe il piano del Great Reset….Stay tuned…..

Materie prime ed economia globale

L’offerta globale di materie prime alimentari ed energetiche chiave sta iniziando ad avere un impatto sull’economia globale, e a questo vanno aggiunti anche l’aumento dell’inflazione core e la politica aggressiva delle Banche centrali, che potrebbero avere un ulteriore impatto sulla crescita economica.

L’indice globale dei prezzi di tutte le materie prime è più che raddoppiato dal suo minimo pandemico nel secondo trimestre del 2020.

iNDICE PREZZO GLOBALE DELLE MATERIE PRIME

Le imprese e i consumatori stanno già sentendo l’impatto del rally dei prezzi delle materie prime, e questo va dal petrolio greggio ai cereali fino ai metalli. I mercati delle materie prime stanno complicando le prospettive di crescita economica comportando un aumento dei prezzi di prodotti alimentari e dell’energia per i consumatori a livello globale.  L’impennata delle materie prime, tra cui petrolio greggio, gas naturale, grano, soia e metalli industriali e preziosi, ha già colpito i prezzi al consumo, con l’inflazione che ha raggiunto i massimi da 40 anni. Tutto ciò ha spinto la FED a iniziare ad aumentare i tassi di interesse per domare l’inflazione, prevedendo ulteriori rialzi nei prossimi mesi.

La Federal Reserve è il massimo investitore mondiale- The Cryptonomist
Federal Reserve

Teniamo presente che, a livello globale, l’offerta di materie prime di ogni tipo è inferiore alla domanda, con le scorte di energia, agricoltura e metalli criticamente basse ovunque. L’effetto di questo sarà che i prezzi rimarranno elevati fino alla fine del prossimo anno. 

L’offerta di materie prime potrebbe scendere ancora di più se la guerra Russo Ucraina interrompesse materialmente le esportazioni di prodotti energetici dalla Russia e/o le esportazioni di grano e mais dall’Ucraina, che ricordiamo è uno dei principali esportatori mondiali di mais, grano e oli vegetali. La riduzione delle esportazioni di materie prime agricole ucraine potrebbe aumentare l’insicurezza alimentare in molti paesi dell’Asia meridionale, dell’Asia occidentale e dell’Africa, portando ad un possibile aumento dei flussi migratori.

Secondo i dati ONU, negli ultimi tre anni la Russia e l’Ucraina insieme hanno rappresentato rispettivamente circa il 30% e il 20% delle esportazioni globali di grano e mais. La FAO da parte sua ha puntualizzato l’effetto sui prezzi alimentari che hanno registrato una media di 159,3 punti a marzo, in crescita del 12,6% rispetto a febbraio.

Anche per il prossimo anno abbiamo ulteriori aspettative di riduzione dell’offerta, causate dalle interruzioni delle forniture dall’Ucraina nonché dall’aumento del costo del carburante e dei fertilizzanti.

Mercati futures oil & gas e gli speculatori

La guerra in Ucraina e le sanzioni sempre più dure contro la Russia hanno interrotto molteplici canali di approvvigionamento del petrolio greggio e del gas.

Le turbolenze del mercato delle materie prime e la sua estrema volatilità hanno comportato un aumento significativo dei margini iniziali portando a un esodo di speculatori dai futures del petrolio. La minore liquidità nel mercato petrolifero ha esacerbato la volatilità al punto che alcuni trader hanno affermato a marzo che “il mercato non è tradabile“.

Gli elevati requisiti di margine hanno aumentato le esigenze di liquidità delle società di trading di materie prime, che commerciano barili fisici in tutto il mondo. Attraverso contratti futures su materie prime, le trading houses si proteggono dai rischi. Senza i derivati sulle materie prime, molti trader non sarebbero in grado di spostare volumi fisici di petrolio.   

Abbiamo bisogno di un mercato dei futures sulle materie prime pienamente funzionante e ciò che abbiamo osservato è una diminuzione dell’open interest. Secondo quanto dichiarato dal CFO di Trafigura, al FT Commodities Global Summit il mese scorso, supponendo che la situazione non si normalizzi, ci saranno conseguenze negative sul mercato dei futures divenuto inefficiente nel mercato fisico.

Anche se la pace verrà raggiunta in Ucraina, è probabile che i mercati continueranno a scontare i rischi politici per materie prime come petrolio, grano, mais, nichel e palladio, con i prezzi del petrolio che potrebbero rimarranno elevati per anni.

Implicazioni economiche e politiche nel pagamento del gas in rubli

A marzo il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che la Russia, nei pagamenti per le forniture di gas naturale agli acquirenti provenienti da Paesi “ostili”, accetterà solo rubli e non più euro e dollari.

Putin sta facendo progressi, pronto al piano B"

Parlando delle valute occidentali, tradizionalmente utilizzate per pagare il gas russo, le ha definite “compromesse“, aggiungendo che questo è solo l’inizio! 

Secondo Putin, non ha più senso fornire beni a Paesi che hanno congelato le riserve russe in dollari, euro e una serie di altre valute facendo così perdere a queste il loro valore di mercato. 

I fornitori nazionali dovranno rinegoziare i contratti entro il 31 marzo. “Il cambiamento nella procedura per i pagamenti è dovuto al fatto che, in violazione delle norme del diritto internazionale, le riserve valutarie della Banca di Russia sono state congelate dagli Stati membri dell’UE”, afferma il messaggio sul sito web del Cremlino. “È stato osservato che la decisione non dovrebbe portare a un deterioramento delle condizioni contrattuali per le società europee che importano gas russo”, ha aggiunto il Cremlino.

La Banca centrale russa alza i tassi al 20%. Corsa dei gestori a vendere  gli asset - MilanoFinanza.it
Banca Centrale di Russia

Il vice primo ministro Alexander Novak ha concordato sull’inaffidabilità di vendere  petrolio in cambio di dollari ed euro. La Russia ha offerto ai paesi dell’UE di aprire un conto in rubli nelle banche russe per pagare il gas. 

Alexander Novak ministro russo positivo - IlTarantino.it
Alexander Novak

A queste voci si è aggiunta anche quella del presidente della Federazione Russa Dmitry Peskov. “Le aziende devono comprendere le mutate condizioni del mercato e l’ambiente completamente mutato che è sorto nelle condizioni della guerra economica condotta contro la Russia”, ha spiegato il portavoce del Cremlino.

Chi è Dmitry Peskov, l'eminenza grigia di Putin
Dmitry Peskov

Secondo Peskov, le compagnie straniere “dovrebbero capire che con la loro valuta, euro o dollari, devono solo comprare rubli e pagare il gas con i rubli”, quindi, di fatto, la situazione è pressoché invariata. Allo stesso tempo, i dettagli dell’ordine presidenziale di cambiare la valuta dei pagamenti saranno calcolati in modo che il sistema sia semplice, comprensibile, trasparente e fattibile per gli acquirenti europei e di altro tipo, ha osservato.

Il portavoce ha aggiunto che la Russia è sempre stata e rimane un fornitore affidabile di risorse energetiche. “La Russia è interessata a vendere il suo gas. Siamo sicuri di avere il miglior gas in offerta sul mercato in termini di ritmo delle consegne, in termini di prezzo e in termini di affidabilità. Non esiste gas migliore di quello russo, tutte le altre opzioni sono peggiori. Questa è la realtà”, ha sottolineato Peskov, sembrando così un addetto al marketing! E’ sottinteso, secondo i portavoce, che la Russia non fornirà gas gratuitamente se l’Unione europea si rifiuta di pagarlo in rubli.

L’Unione Europea, è ovviamente contraria alla decisione del Cremlino, ma c’è il rischio di rimanere senza gas se la proposta russa, che di fatto è un ultimatum, verrà respinta. Il presidente russo ha comunque affermato che gli altri termini dei contratti non saranno rivisti. Ciò significa che la fornitura dei beni rimarrà esattamente la stessa di prima in termini di prezzi e di modalità. 

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Secondo la nuova procedura indicata dal Cremlino, per pagare il gas le società straniere, che in precedenza si accordavano direttamente con Gazprom in dollari ed euro, ora dovranno aprire un doppio conto corrente presso la Banca Gazprom in cui, nel primo pagheranno in euro o dollari e nel secondo si preoccuperà la Banca stessa a girare gli importi convertendoli nel contempo in rubli.

Gazprombank - Dago fotogallery
Gazprombank

Anche se il modo più semplice sarebbe stato quello di acquistare rubli dalla Banca Centrale di Russia direttamente dagli stessi importatori, ma la UE ha posto questa banca sotto sanzioni, sanzioni che, chiaramente, colpiscono negativamente gli europei stessi.

 L’ultimatum russo “pagare il gas in rubli” è una questione di principio per il Cremlino, poiché metà delle riserve auree e valutarie della sua Banca Centrale sono state congelate. Si tratta di circa 300 miliardi di dollari. Questo ultimatum è un messaggio preciso per l’Europa, che significa: “Se rimuovi le sanzioni alla Banca centrale, vivrai più facilmente”

….oppure muori e fai morire.

Gazprom provvederà a inviare una bozza di accordo supplementare a tutte le sue controparti. Sono state apportate modifiche alla clausola del contratto che specifica la valuta in cui verranno effettuati i pagamenti per il gas fornito. E se le compagnie firmeranno questo accordo aggiuntivo, riconosceranno la loro dipendenza dal gas russo. In effetti, leggendo tra le righe, l’ultimatum russo è: “O passiamo ai pagamenti in rubli, o non vendiamo gas a voi”.

Per molti Paesi europei sta emergendo una situazione drammatica: la stagione invernale sta finendo e i depositi di gas sono vuoti. I Paesi europei ora hanno bisogno di comprare molto gas per reintegrare le scorte e prepararsi al prossimo inverno.

Se la Commissione europea, ad esempio, interviene vietando il pagamento del gas in rubli, la Russia può considerarlo come una sanzione e cessare le forniture. 

Ma non solo, la Russia, come contromisura, potrebbe imporre un divieto sulla fornitura di petrolio e carbone, che porterà sicuramente ad una profonda crisi energetica e, a seguire, industriale e sociale.

L’abbandono da parte dell’Europa del gas e del petrolio russi comporterà conseguenze molto gravi per gli stessi europei. Da un lato, questo porterà ad un inevitabile aumento dei prezzi del gas in tutto il mondo. Dall’altro, porterà a interruzioni di energia elettrica in Europa, poiché parte della fornitura di energia elettrica viene prodotta utilizzando il gas. Ciò solleva la domanda: come si preparerà l’Europa per il prossimo inverno senza le forniture energetiche russe? In questo caso l’Europa dovrà fare scorta di carbone, ma la Russia fornirà carbone ai Paesi europei? La Russia è uno dei maggiori fornitori di carbone sul mercato mondiale, secondo solo all’Indonesia e all’Australia in termini di volumi e, a partire dal 2019, la Russia ha coperto il fabbisogno di carbone europeo per ben una quota del 47%.

Quindi, dal punto di vista economico, non solo la Russia stessa soffrirà delle sanzioni, ma anche i Paesi europei. Gli interessi dell’UE soffriranno anche da un punto di vista politico, poiché la guerra economica dichiarata alla Russia rafforzerà ulteriormente la posizione degli Stati Uniti in Europa, aumenterà la dipendenza dei Paesi europei.

L’Italia, da parte sua, ha annunciato l’impossibilità di pagare il gas russo in rubli, di fatto tagliandoci fuori dalla fornitura … e qualcuno ancora li chiama il governo dei migliori …

Draghi ha anche detto di aver ricevuto da Putin una lunga spiegazione su come mantenere i pagamenti in euro, tenendo conto delle intenzioni di Mosca di passare ai rubli.

“Ho appena sentito che poi lo staff tecnico dovrebbe consultarsi su questo tema per capire come avrebbe funzionato. Quello che ho capito è che il trasferimento del pagamento da euro e dollari a rubli è una questione interna della Russia “, ha spiegato molto vagamente. Ma Draghi non era un quotato banchiere delle grandi banche europee?

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La più grande compagnia petrolifera e del gas italiana, Eni, ha annunciato l’impossibilità di pagare il gas russo acquistato in rubli, come richiesto dal presidente russo Vladimir Putin. Le parole del capo dell’Eni, Claudio Descalzi, sono state: “Ci hanno chiesto di pagarlo [gas] in rubli. Non saremo in grado di farlo perché non abbiamo rubli. E questo non è previsto dal contratto, che specifica i pagamenti in euro”, ha detto Descalzi, aggiungendo che i termini del contratto non possono essere modificati unilateralmente.

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Il capo dell’Eni ha anche sottolineato di non essere sicuro delle future forniture di gas dalla Russia, che ora vengono effettuate attraverso il territorio ucraino. L’Europa, secondo Descalzi, purtroppo non ha mai pensato alla propria sicurezza energetica, ma il top manager ha proposto il carburante dei Paesi africani come un’alternativa al gas russo.

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Enrico Mattei

Anche il Giappone, attraverso le dichiarazioni di Novosti Toshihiro Sugiura, ricercatore dell’Institute for Economic Research of North Asia (ERINA),   si è dichiarato contrario al pagamento del gas russo in rubli definendo improbabile che le compagnie occidentali paghino il gas in rubli, poiché questo requisito è una modifica unilaterale del contratto.

Lo specialista giapponese osserva che la richiesta della Russia è una violazione del contratto tra l’esportatore e l’importatore, poiché i cambiamenti di solito vengono raggiunti previo accordo di entrambe le parti e non unilateralmente. “Questa è una decisione politica”, osserva l’esperto. 

Anche in Germania, secondo quanto riferito dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, con riferimento alla conversazione telefonica tenuta con il leader russo mercoledì 30 marzo questo avrebbe ammorbidito le sue richieste nei confronti dei Paesi europei, proponendo lo schema di cui abbiamo parlato con l’intervento della Banca Gazprom, in qualità di cambiavalute.

Scholz “non ha accettato questa procedura ma ha solo richiesto informazioni scritte per comprenderla più accuratamente.” 

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La Gazprombank è la terza in Russia, in termini di attività, e non rientra nel nuovo, quinto pacchetto di sanzioni dell’UE, che è attualmente in fase di sviluppo. Avendo ricevuto euro, potrà convertirli in rubli e trasferire fondi a Gazprom.

L’analista Evgeny Kogan ha osservato che una tale richiesta di Putin viola i contratti conclusi, poiché cambia il livello di rischio calcolato per gli acquirenti. A suo parere, un compromesso su questo tema sembra probabile, ma richiede uno sforzo reciproco, che l’Europa non ha ancora dimostrato.

L’Unione europea ha preso parte alla discussione del gruppo di paesi del G7 sulla questione del pagamento del gas russo in rubli, respingendo l’obbligo di pagare il gas in rubli  e, conseguentemente, le conclusioni dei Paesi del G7 sono valide anche per l’UE. Lo ha affermato durante un briefing il rappresentante ufficiale della Commissione europea, Eric Mamer.

“La nostra posizione è la stessa del G7”, ha detto, commentando l’ordine del presidente russo Vladimir Putin di accettare il pagamento per l’esportazione di gas russo solo in rubli.

Successivamente, i Paesi del G7 hanno esortato le aziende locali a non accettare fatture in rubli per la fornitura di gas russo. L’accordo è stato raggiunto in una riunione straordinaria dei ministri dell’energia di Gran Bretagna, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Stati Uniti.

Commentando il rifiuto del G7 di acquistare gas russo in rubli, il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov ha affermato che la Russia non intende impegnarsi in beneficenza, il suo gas naturale non è gratuito!

Di contro, il Cremlino ha esortato a elaborare la proposta di Volodin di espandere l’elenco delle merci da esportare per rubli includendo, oltre il gas, anche fertilizzanti, grano, petrolio, carbone, metalli, legname e molto altro.    

La motivazione di questa decisione, secondo l’addetto stampa del Presidente della Federazione Russa Dmitry Peskov , è un incipiente indebolimento della posizione del dollaro, come principale valuta mondiale, e la conseguente necessità di passare alla pratica di utilizzo di valute nazionali.

“Questa è un’idea che, naturalmente, dovrebbe essere elaborata, tenendo conto del fatto che ci sono Paesi che mostrano un interesse per i regolamenti reciprocamente in valute nazionali … Dato che, negli ultimi anni, il prestigio del dollaro, come principale valuta di riserva mondiale, è stato scosso e la fiducia in altre valute internazionali non è al più alto livello, l’unica alternativa inevitabile a questi processi sarà quella di espandere la pratica di utilizzare le valute nazionali “, ha detto Peskov ai giornalisti.