AND STILL I RISE

Sono questi gli ultimi versi di una poesia di Maya Angelou che vi invito a leggere interamente. Parla di intolleranza, apartheid, di minoranze schiacciate. Questioni purtroppo quanto mai attuali, anche nei paesi più aperti e sviluppati, e verso vecchie e nuove minoranze. Parla di appropriarsi nuovamente dell’identità di essere umano e del diritto di gioire della propria esistenza.

Maya Angelou, chi è l'attivista per i diritti civili: età, foto, carriera
Maya Angelou

STILL I RISE è il nome che Nicolò Govoni ha scelto per l’organizzazione umanitaria di cui è presidente e cofondatore. Benché abbia soltanto 28 anni ha già realizzato molte iniziative in ambito umanitario e scritto svariati libri. Originario di Cremona, inizia la sua prima missione di volontariato all’età di vent’anni in un orfanatrofio di un piccolo villaggio dell’India dove resta per quattro anni. Nel 2017 autopubblica l’ebook “Bianco come Dio” per garantire continuità al fondo per l’educazione da lui istituito per i bambini dell’orfanotrofio. Nello stesso anno lascia l’India, lavora in Palestina e poi nel campo profughi sull’isola di Samos, in Grecia, dove fonda la prima scuola Mazì che significa “insieme”. Si interfaccia anche con le grandi istituzioni promovendo, a dicembre 2019, insieme ad altre associazioni, una causa alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per salvaguardare l’integrità fisica e psicologica di cinque minori profughi non accompagnati, causa che ha portato al riconoscimento del mancato rispetto, sull’isola di Samos, dell’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che sancisce il divieto di tortura e di trattamenti degradanti.

Nicolò Govoni e i suoi progetti di solidarietà nei paesi del sud del mondo  - Famiglia Cristiana
Nicolò Govoni

Negli anni seguenti porta a termine l’apertura di altre scuole in Siria, Turchia, Kenya e dà avvio ad altri progetti che riguardano l’America Latina, il Congo e anche l’Italia. Per il suo impegno umanitario è stato candidato al Premio Nobel per la Pace 2020. A giugno dello stesso anno, gli è stato conferito il Premio CIDU per i Diritti Umani dal Ministero Italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Nicolò è stato un adolescente problematico, con un difficile rapporto con scuola e studi, una irrequietezza che lo ha portato a varcare confini ed esplorare il mondo piuttosto che girovagare per le strade provinciali del cremonese, e soprattutto lo ha portato a valicare confini interiori e ad espandersi come essere umano.

Di lui mi attrae e mi incuriosisce il modo di pensare originale e fuori dagli schemi, il modo di connettere le idee, di uscire dall’ordinarietà. E vorrei riflettere, cercare di capire il pensiero, il modo di ragionare di Nicolò. Prendendo spunto dagli indizi che lui stesso sparge nelle interviste che rilascia e nei libri che scrive.

“La realtà esistente va accettata…Accettazione non coincide con rassegnazione…….accettazione è il passaggio fondamentale per procedere a ogni tipo di cambiamento, non puoi cambiare ciò che prima non hai accettato.”

Questo significa a volte dover accettare realtà durissime e fare scelte drammatiche. A partire dall’accettazione del fatto di non poter aiutare tutti scegliere di aiutare alcuni offrendo però una educazione di alto livello, un diploma internazionale.  Nelle scuole gestite da STILL I RISE vengono scelti i giovani più promettenti per dare loro un’occasione per diventare magari, in futuro, leader nei loro stessi paesi d’origine. Viene offerto gratuitamente un diploma, con un percorso di studi che dura sette anni, riconosciuto nel mondo.

A tu per tu con Still I Rise, l'associazione di Nicolò Govoni per “Cambiare  il mondo, un bambino alla volta” –

Sentiamo cosa dice a questo proposito lo stesso Nicolò Govoni in una intervista: “La nostra è una scelta qualitativa, non quantitativa. Questa è la differenza più grande tra noi e tutte le altre ONG della nostra dimensione. Le altre ONG puntano ai numeri, al breve termine. Le grandi ONG, distribuiscono 200.000 coperte e altrettanti pasti e poi lasciano i profughi a marcire nei campi. [omissis]. Questo però, è un aiuto di 5 minuti verso persone che poi rimarranno impossibilitate a fare qualsiasi cosa. Noi preferiamo dare la possibilità a un numero limitato e farlo accedere al meglio del meglio, così che queste persone possano riabilitare e nobilitare tutta la loro comunità”.

Tutto questo accanto anche ad un impegno costante e a tutto campo per dare protezione e dignità a minori profughi e vulnerabili.

E ancora: “E’ impossibile cambiare il mondo combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa costruisci un modello nuovo che renda obsoleto quello esistente”. Il modello nuovo di Nicolò è cambiare il mondo un bambino alla volta.

“A essere problematica non è mai tanto la situazione in sé quanto la nostra prospettiva della stessa. In questo senso accettazione non è affatto sinonimo di rassegnazione è piuttosto consapevolezza del problema in questione. Una volta riconosciuto e metabolizzato il problema si è liberi di cambiare prospettiva e vederlo sotto nuova luce.”

Cambiare prospettiva e portarsi in azione può voler dire misurarsi con forze e istituzioni mettendo in atto strategie di sopravvivenza per raggiungere risultati: “Laddove non è possibile un approccio globale per la differenza delle forze in atto occorre una perseveranza d’acciaio per strappare ogni bambino possibile da situazioni insostenibili. Invece di arrendersi a poteri sovrastanti praticare la quotidiana disobbedienza il quotidiano non arrendersi….”

Riuscire a non arrendersi anche quando la descrizione della realtà è un grido di dolore.

Un altro valore fondante di Nicolò è l’indipendenza: “Non accettiamo fondi e compromessi da parte di nessuna grande organizzazione e nemmeno da nessun governo. L’indipendenza è il nostro valore fondamentale. Fin dal principio ci siamo sempre battuti per essere liberi di poter operare soltanto secondo i nostri valori e le nostre convinzioni”.

Nel “Dizionario dell’anima” scritto a due mani da Nicolò Govoni e Riccardo Geminiani si dice a proposito dell’intuito “per me l’intuito è una facoltà del cuore, una qualità animica, una vista interiore che apre a comprensioni che esulano la logica e l’intelletto, hanno origine in sfere sovra razionali. Ed è in queste sfere che succedono continuamente piccoli miracoli: si generano lampi improvvisi in forma di rivelazioni e idee, e si genera un sapere che trascende la ragione, come azionato da un intelletto del cuore, si comprende cioè che qualcosa è vero non perché lo si è letto o studiato ma perché lo si sente. Il sentire diviene faro per chi si affida all’intuito o, meglio, per chi riesce ad accedervi” “L’intuito va coltivato. E’ importante imparare ad ascoltarlo, prenderci confidenza e infine fidarsi di esso…..uno strumento da accompagnare e completare con il raziocinio. In questo modo si ottiene un amico fidato pronto a consigliarti anche quando nessun altro sa farlo.”

Trovo che sia fonte di ispirazione questo pragmatismo unito a volontà e perseveranza, la capacità di osare, di uscire dagli schemi, il rifiuto di essere definiti dal modo di pensare e di agire corrente, la capacità di avere una visione a lungo termine e riuscire a concretizzarla. E ancora affidarsi non solo al pensiero razionale e ai cinque sensi ma anche al cuore e all’intuito, ad una consapevolezza allargata e superiore.

In questo periodo di appiattimento mentale, di omologazione, riempie di gioia vedere esseri umani coraggiosi che praticano un pensiero divergente. Mi auguro possa essere la variante di una nuova umanità.

Nashira

Dittature: ieri e oggi

Oggi ho avuto un’interessante conversazione con una persona circa il regime totalitario che si sta diffondendo in Italia e non solo.

La persona mi confuta l’idea di essere in un regime poiché ciò che accade oggi non può essere paragonabile a ciò che accadeva agli inizi del ‘900.

Un'intervista del 1923: “Signor Hitler, mi può spiegare il programma del  suo partito?” - La Stampa

Eppure oggi assistiamo allo scempio della Costituzione e , come allora, dei diritti naturali. Lo vediamo ad esempio con l’imposizione di un green pass o con l’imposizione di grotteschi coprifuoco, che poco hanno di sanitario e molto di dittatura. Fortunatamente una parte della popolazione non è disposta ad accettare l’imposizione di un regime.

Viene naturale fare dei parallelismi con i regimi di inizio ‘900, ma è giusto sottolinearne anche le differenze.

Prima di tutto un’analisi sulla distribuzione geografica di questa nuova dittatura. Le dittature novecentesche riguardavano singole nazioni. Oggi la dittatura tende ad essere globale, almeno nel mondo occidentale, anche se, fortunatamente, con delle sacche di resistenza.

Quindi, mentre nel passato le persone in disaccordo con un regime, dal punto di vista ideologico, avevano la possibilità di spostarsi in altri paesi dove potersi esprimere e vivere la propria libertà politica, ideologica e religiosa, oggi tutto questo molto è più difficile perché non saprebbero dove andare, vista la globalizzazione della dittatura.

Quello che invece accomuna i due periodi è ravvisabile in una serie di fattori.

Come in tutte le dittature, anche in questa è rinvenibile una base ideologica, sintetizzabile con il concetto di “transumanesimo” e che segnerà il passaggio al “grande reset”.

La voce Delle Voci - Grande Reset – I 'Valori' di Klaus Schwab

Si vuole sovvertire la definizione di “essere umano” e dargli una nuova accezione funzionale ad un potere di pochi che lo controllano e gli elargiscono “diritti finora inalienabili dell’essere umano stesso”

La vita del “transumano” sarà incentrata sul “tecnicismo produttivo”, umani come polli in batteria che prestano il proprio corpo (del quale non sono più padroni), esseri senza pensiero, senza identità sessuale né radici culturali, capacità di discernimento e libero arbitrio.

Il braccio armato del transumanesimo è formato da un’elitè di “esperti” cooptati dai centri di potere che vogliono imporci una tecnocrazia di tipo sanitario. Potremmo chiamare tutto questo anche “scientocrazia”.

 Chi non si adegua al nuovo regime tecnosanitario diventa un “untermensch”, cittadino di rango inferiore, che non deve avere i diritti che spettano agli “unti”, ai “salvati”, che hanno aderito fideisticamente al nuovo ordine sociale, come è stato ribadito più volte da vari potentati.

Macht & Ehre – ...Gegen Den Untermensch (2021, CD) - Discogs

Da ultimo ricordiamo le parole di Mario Draghi che afferma che, solo dopo che avrà obbedito alle imposizioni, “l’untermensch”  potrà riacquistare, per un certo periodo di tempo (peraltro non determinato, visto che i termini vengono cambiati in ogni momento) i diritti negati.

Mario Draghi, la rivolta dei partiti: "Non ci considera, perché dovremmo  eleggerlo?". Ora il premier rischia – Libero Quotidiano

Riflettendo su quanto detto nella conversazione citata sopra e riflettendo anche su queste considerazioni, posso sicuramente affermare che questa dittatura non può essere paragonabile con quelle dello scorso secolo, perché questa sarà una dittatura peggiore.

La grande lezione della pandemia: il Grande Reset Cognitivo.

Ciò che conta veramente non è farsi il vaccino o indossare una maschera ma è il condizionamento a seguire “le Regole”. Non importa quanto siano assurde o dannose, “le Regole” vanno seguite.

Covid: mascherine all'aperto sì o no. Il parere degli esperti - la  Repubblica

Ricordate le parole di Romano Prodi riguardo alla UE e alle Regole in materia di bilancio? “Le Regole vanno seguite anche quando non sono intelligenti”.

La scuola ha il fine educativo di obbligarvi a seguire “le Regole” e ad Esse tutti devono piegarsi, studenti e insegnanti.

Rientro a scuola: tutte le regole da rispettare dentro e fuori dalla  classe. Ecco come il Covid ha cambiato la didattica - Il Fatto Quotidiano

Avete anche imparato che esiste Una sola verità: “la Verità”. Le opinioni dissenzienti semplicemente NON esistono oppure sono partorite dalla mente di un pazzo o, peggio, di un bieco complottista.(Leggi qui,ma anche qui,e qui … ma gli esempi sono molteplici)

E si cari signori, se non seguite “le Regole” è perché in fondo siete dei malati e quindi dovete essere “curati”, anche contro la vostra volontà, ma sempre per il vostro bene, ovviamente!

Non ponetevi domande, tanto le risposte le conoscete già e sono tutte contenute nelle “Regole” con allegate tutte le varianti passate e future.

La struttura psicologica del complotto | MEDICITALIA.it

Altra importante lezione che abbiamo appreso è che l’interesse individuale di libertà, salute, lavoro e reddito va sacrificato in nome della collettività.

Ma la collettività ha mai potuto esprimersi in tal senso? Ha mai potuto scegliere altre vie? Chiaramente solo a pensare che una comunità possa “scegliere”, sarebbe un pensiero… complottista.

Quindi annullate voi stessi e le vostre idee e offritele in dono alle “Regole”!

Petrolio a 75 dollari e suoi riflessi sulla ripresa economica.

L’aumento della domanda globale e il mancato accordo sui livelli di fornitura tra i membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e i loro alleati hanno spinto, in data 28 settembre 2021, i prezzi dei futures sul greggio al di sopra dei 75 dollari al barile.

Secondo diversi economisti questi recenti aumenti difficilmente metteranno in crisi la ripresa economica.

Un dato da considerare è il costo del petrolio in proporzione al prodotto interno lordo, un indicatore di quanto impatta il costo del petrolio sulla crescita del PIL.

Previsioni per il Prezzo del Petrolio nel 2021 e 2022

Secondo Morgan Stanley, questo indicatore dovrebbe salire al 2,8% del PIL globale per il 2021, assumendo che il prezzo medio del petrolio sia di 75 dollari al barile. Questo dato, però, rimane al di sotto della media a lungo termine che è pari al 3,2%.

Sempre secondo Morgan Stanley, per avere un impatto significativo sulla crescita del PIL, i prezzi del petrolio dovrebbero raggiungere una media di 85 dollari al barile.

Morgan Stanley: La ricreazione è finita, si torna in ufficio - Agenpress

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, quest’anno l’economia globale crescerà del 6%, il ritmo più sostenuto da almeno quattro decenni. Ovviamente questa crescita è data dal rimbalzo dovuto al blocco dell’economia, imposto dai governi in base all’intento dichiarato di contenere la pandemia da corona virus.

A conferma di quanto previsto dal FMI, anche secondo la Federal Reserve Bank di New York, Il recente aumento dei prezzi è stato principalmente guidato da una maggiore domanda, piuttosto che da problemi di fornitura. Aggiungiamo noi che le economie avanzate sono molto meno vulnerabili agli aumenti del prezzo del petrolio rispetto ad alcuni decenni or sono, perché i servizi, che sono meno dipendenti dal petrolio rispetto all’industria pesante, rappresentano oggi una quota maggiore del PIL. Negli Stati Uniti di oggi ci vuole circa la metà del petrolio per produrre un dollaro di prodotto interno lordo rispetto a 35 anni fa, valore aggiustato per l’inflazione, secondo i dati forniti dell’Energy Information Administration.

Dal Fondo monetario internazionale in arrivo 650 miliardi di dollari per i  Paesi in difficoltà

Al contempo, l’aumento delle perforazioni di scisto negli ultimi due decenni hanno reso gli Stati Uniti un produttore di petrolio molto più importante rispetto al passato. Ciò significa che i produttori statunitensi, che hanno sofferto di prezzi del petrolio depressi al culmine della pandemia, costringendo alcuni di questi a far ricorso al Chapter 11, che i nostri lettori conoscono bene (qui e qui), ora invece ne stanno beneficiando.

L’economia europea, anch’essa dominata dai servizi, negli ultimi decenni è diventata meno dipendente dai combustibili fossili per le sue forniture energetiche, soddisfacendo quasi il 20% del suo fabbisogno da fonti rinnovabili come l’energia eolica e solare che nel 2004 coprivano solo il 9,6% del totale.

Anche secondo gli osservatori europei l’aumento dei prezzi del petrolio non rappresenterebbe una minaccia alla ripresa del continente, almeno per ora.

L’Unione europea ha rivisto al rialzo le sue previsioni per il 2021 prevedendo una crescita del 4,8% rispetto al 4,2% di tre mesi prima.

Un piano per affrontare la crisi nell'Unione Europea - Ius in itinere

Questo implicherebbe per l’economia europea un ritorno ai livelli di produzione pre-pandemici entro la fine di quest’anno, tre mesi prima di quanto previsto precedentemente.

L’UE ha aggiunto che l’aumento dei prezzi del petrolio e di altre materie prime spingerà l’inflazione leggermente più in alto di quanto stimato in precedenza.

Secondo le loro previsioni i prezzi del petrolio raggiungeranno in media 68,7 dollari al barile per tutto il 2021, con un aumento del 54% rispetto all’anno scorso.

L’economia cinese, secondo gli analisti della banca d’investimento Natixis, quest’anno è proiettata verso una rapida crescita, ad un tasso di circa l’8%. L’aumento dei prezzi del petrolio, insieme a quelli di molte altre materie prime, ha ovviamente pesato sulle importazioni, ma gli indici di produzione della nazione indicano che la domanda interna rimane robusta.

Vauban Ip (Natixis Im) dà il benvenuto a tre nuovi esperti - Citywire

Secondo Global Platts, le raffinerie cinesi stanno utilizzando le scorte interne e contemporaneamente stanno aumentando la produzione interna per alleviare la pressione dei prezzi più alti nei mercati globali.

Altri mercati emergenti, come Brasile e Russia, d’altra parte, potrebbero essere più esposti. I consumatori dei mercati emergenti sono di solito più sensibili all’aumento dei prezzi, dato che il cibo e l’energia costituiscono una percentuale maggiore della spesa.

A conferma di questo, rileviamo che le banche centrali di Brasile e Russia, sono state costrette ad aumentare i tassi di interesse nelle ultime settimane per contrastare l’aumento dell’inflazione.

Per quanto riguarda la Turchia, ad ogni aumento di 10 dollari del prezzo del petrolio si aggiungono più di 4 miliardi di dollari al suo deficit delle partite correnti, rendendolo più dipendente dai fondi esteri per la copertura del deficit e del debito estero. Secondo Morgan Stanley dobbiamo anche calcolare circa lo 0,5% in più sull’inflazione prevista.

Anche per Sudafrica e India, ad un aumento di 10 dollari del prezzo del petrolio si deve aggiungere lo 0,5% del PIL al loro deficit delle partite correnti.

All’aumento del prezzo del petrolio fa seguito l’aumento dei prezzi del carburante che ha contribuito a scatenare disordini sociali in Brasile e Pakistan, dove il governo ha risposto aumentando gli stipendi dei dipendenti statali del 25% all’inizio di quest’anno.

Dal lato dei paesi esportatori di petrolio, come la Russia e l’Arabia Saudita, l’aumento dei prezzi sostiene le casse dello Stato, aiutando i governi a riparare i bilanci e a migliorare i saldi delle partite correnti con conseguente possibilità di aumentare la spesa e stimolare la ripresa economica.

L’analisi di questi elementi ci fa concludere che, a questi livelli di prezzo del petrolio, non si dovrebbero avere evidenti impatti negativi sui livelli di crescita a livello globale.

Qualora i prezzi del petrolio dovessero stabilmente oltrepassare la quota di 85 dollari il barile, si dovrebbero rivedere le stime di crescita e di inflazione attese.

Aggiornamenti nei prossimi articoli.

Stay tuned…….

S&P 500. Perché dobbiamo conoscerlo.

Quando ci riferiamo agli indici azionari statunitensi, l’S&P500 è considerato un ottimo barometro della performance complessiva del mercato azionario e delle grandi società quotate.

Prima di tutto cos’è l’indice S&P500?

L’S&P 500 è stato introdotto nel 1957 (noto anche come Standard & Poor’s 500), un marchio registrato della joint venture S&P Dow Jones Indices. E’ un indice azionario che comprende le 500 maggiori società degli Stati Uniti.

Requisiti per l’inclusione nell’S&P 500

I titoli inclusi nell’S&P 500 sono selezionati da un comitato e sono determinati per essere rappresentativi delle industrie che compongono l’economia statunitense. Per far parte del’ S&P, una società deve soddisfare determinati requisiti dimensionali basati sulla liquidità; la capitalizzazione di mercato deve essere maggiore o uguale a $ 8,2 miliardi; il valore annuale in dollari scambiato, con la capitalizzazione di mercato aggiustata per il flottante, deve essere maggiore di 1,0 milioni; deve essere raggiunto un volume minimo di azioni mensili scambiate pari 250.000 in ciascuno dei sei mesi precedenti la data di valutazione.

Ancora acquisti per l'SP500?

Da un altro punto di vista, dato che l’S&P 500, come indice, è una misura statistica della performance dei 500 maggiori titoli americani, è un benchmark molto comune rispetto al quale è possibile valutare la performance del proprio portafoglio.

L’indice S&P 500 è ponderato per la capitalizzazione di mercato (prezzo delle azioni moltiplicato per il numero di azioni in circolazione), il che significa che la valutazione di una società determina quanta influenza ha sulla performance dell’indice. Ma ogni società quotata non rappresenta semplicemente 1/500 dell’indice. Grandi aziende ad esempio come Amazon (NASDAQ:AMZN) hanno un impatto maggiore sull’indice S&P 500 rispetto a società relativamente più piccole.

Un punto chiave da considerare è che, sebbene si tratti di 500 grandi aziende, ci sono ampie differenze dimensionali. Molte delle più grandi società dell’indice hanno capitalizzazioni di mercato superiori a 1 trilione di dollari e sono molto più grandi di altri componenti l’S&P 500 di gran lunga più piccoli.

Il valore dell’indice S&P 500 fluttua continuamente durante la giornata di negoziazione, in base ai dati di mercato delle prestazioni ponderate dei suoi componenti sottostanti.

Quali società sono nell’indice S&P 500?

L’indice S&P 500 è composto da 505 titoli emessi da 500 diverse società. Questa differenza di numeri è dovuta al fatto che alcune società componenti l’S&P 500 emettono azioni in più classi. Ad esempio, Google ha sia azioni Classe C (NASDAQ: GOOG) che Classe A (NASDAQ: GOOGL), entrambe incluse nell’S&P 500.

Per praticità non elencheremo tutte le società S&P 500. Ma poiché esso è ponderato in base alla capitalizzazione di mercato, la sua performance è principalmente guidata dalle prestazioni delle azioni delle società più grandi.

Con questo in mente, ecco le 10 maggiori società dell’indice S&P 500 a partire da marzo 2021.

Questo elenco e la sua sequenza possono cambiare, e probabilmente cambieranno nel tempo.

Apple (NASDAQ:AAPL)

Microsoft (NASDAQ:MSFT)

Amazon (NASDAQ:AMZN)

Facebook (NASDAQ:FB)

Alphabet Class A (NASDAQ:GOOGL)

Alphabet Class C (NASDAQ:GOOG)

Berkshire Hathaway Class B (NYSE:BRK.B)

Tesla (NASDAQ:TSLA)

JPMorgan Chase (NYSE:JPM)

Johnson & Johnson (NYSE:JNJ)

Perché usare l’S&P500?

Perché l’S&P 500 è considerato utile come indicatore economico e di mercato. Il motivo è semplice: l’S&P 500 è costituito da un ampio paniere di azioni grandi e ampiamente possedute dai grandi investitori. Queste società rappresentano circa l’80% del valore complessivo del mercato azionario negli Stati Uniti.

S&P 500 Vs Dow Jones Industrial Average

Il Dow Jones Industrial Average è un indice ponderato per il prezzo, il che significa che le società con i prezzi delle azioni più elevati hanno la maggiore influenza sull’indice indipendentemente dalle loro valutazioni. Il Dow elenca soltanto 30 società ed esclude alcuni dei più grandi titoli sul mercato, ad esempio Amazon, Alphabet e Berkshire Hathaway.

The Complete Dow Jones Industrial Average - Global Financial Data

Poiché il Dow è ponderato in base al prezzo, Goldman Sachs (NYSE:GS) , con un prezzo delle azioni attuale di 384 dollari, ha un’influenza maggiore ,ad esempio, rispetto a Walmart (NYSE:WMT) , nonostante la capitalizzazione di mercato di Goldman sia circa un 25% di Walmart.

Per questi motivi, l’S&P 500 è considerato dalla maggior parte degli esperti un indicatore migliore nel mercato azionario.

E’ possibile investire nell’indice S&P 500?

È possibile investire nell’indice S&P 500 acquistando azioni di un fondo comune di investimento o di un fondo negoziato in borsa (ETF) che replica passivamente l’indice. Questi veicoli di investimento possiedono tutti i titoli dell’indice S&P 500 in pesi proporzionali. Inoltre, si possono acquistare futures S&P 500, che vengono scambiati sul Chicago Mercantile Exchange.

Definizione e significato del termine CME (Chicago Mercantile Exchange), CME  (Chicago Mercantile Exchange) | Che cos'è CME (Chicago Mercantile  Exchange), CME (Chicago Mercantile Exchange)

La matematica del lancio di una moneta

Il lancio di una moneta è ampiamente utilizzato come strumento per aiutare la selezione casuale tra due scelte. Ciò che rende una moneta perfetta per questo lavoro è il fatto che ha due lati: Testa (T) e Croce (C). L’atto di lanciare una moneta è effettivamente un esperimento casuale. Ci sono realisticamente solo due possibili risultati (probabilità binomiale), o testa o croce. La probabilità di produrre testa o croce come risultato dell’esperimento casuale del lancio è del 50% … se la moneta è ben bilanciata e non truccata!

Supponiamo di lanciare una moneta una volta. Qual’è il risultato totale (spazio campione, S)?

S={T,C}

E se lanciassimo la moneta due volte?

S={CT, CC, TT, TC}

Supponiamo di lanciare la moneta 12 volte e registrare ogni volta il risultato:

C, T, T, C, C, C, T, C, T, T, C, T

E se lo facessimo per 100 volte?

C, T, T, C, C, C, T, C, T, T, C, T, T, T, T, C, … (fino al 100° risultato).

Tenete presente che ognuno dei risultati di S (per un lancio di moneta) ha la stessa probabilità (50%) di verificarsi. Lasciamo che le volte che un esperimento casuale viene ripetuto siano N, che è composto da N passi discreti.

Supponiamo di voler fare un gioco che comporta quanto segue:

Se il risultato del lancio della moneta è testa, segniamo +1, altrimenti, se è croce, daremo valore -1.

Per giocare e sapere effettivamente il risultato finale dobbiamo definire la posizione iniziale.

Nel nostro caso diremo che iniziamo da zero. Con questo, abbiamo specificato l’origine, e poiché il vostro movimento è o verso l’alto o verso il basso, che è unidimensionale, possiamo usare l’asse y per determinare la vostra posizione finale. Notate che stiamo collegando il risultato di un lancio di moneta alla decisione di muoversi verso l’alto o verso il basso.

Quindi per riepilogare:

    Testa = +1

    Croce = -1

Ripeteremo questo esperimento N volte, ottenendo N passi nel gioco. Inoltre, denoteremo la posizione finale come D:

D = x1+x2+x3+…+xN

Naturalmente dobbiamo porci la domanda: qual è il valore atteso della posizione finale D?

Per rispondere dobbiamo considerare il valore atteso di ogni esperimento x. Dato che stiamo usando una moneta non truccata, i due risultati, C o T (tradotto nel nostro gioco come alto o basso), hanno una probabilità del 50% (0,5) di accadere. Questo significa che il valore atteso di un esperimento sarebbe:

E(x)= [-1*0.5] + [1*0.5] = 0

Questo significa che per ogni x, da x1 fino a xN, il valore atteso è 0. Quindi possiamo dedurre che E(D)= 0, poiché E(D) è la somma di ogni singolo valore atteso di ogni passo da x1 fino a xN.

Quindi la tua posizione attesa dopo aver giocato questo gioco sarebbe proprio dove hai iniziato – a zero. Quindi in media sei rimasto nello stesso posto. Questo fenomeno di muoversi a caso è chiamato passeggiata casuale.

Lancio della moneta, passeggiata casuale semplice e prezzi delle azioni

In pratica, per il gioco di cui sopra, abbiamo usato il lancio di una moneta per modellare il movimento casuale. Il punto importante da realizzare è che stavamo usando una moneta equa, con solo due possibili risultati con uguali probabilità di p=0,5 per C e T e di conseguenza alto (+1) o basso (-1). Questo significa che il valore atteso di D, la vostra posizione finale, sarebbe 0.

Tuttavia, vorremmo finire in un posto diverso dal nostro punto di partenza. Per farlo, possiamo definire una probabilità fissa p per Testa (alto (+1)) che successivamente lascia la probabilità 1-p per Croce (basso (-1)). Questa distorsione della probabilità è chiamata deriva. Se p>0,5 allora favorisce la salita, se p<0,5 favorisce la discesa. Usiamo la stessa matematica per calcolare il valore atteso della posizione finale che tende o più in alto o più in basso a seconda delle condizioni di cui sopra. Questo modello può essere usato per prevedere i movimenti dei prezzi delle azioni. Il presupposto qui, naturalmente, è che il movimento del prezzo delle azioni sia casuale.

Ora useremo il modello di cui sopra e lo renderemo ancora più realistico. Modelleremo il movimento di un prezzo delle azioni da un punto di partenza che non è 0 (l’origine). Inoltre registreremo le iterazioni a passi di tempo da 0 a N.

Sviluppiamo ulteriormente questo modello. Invece di fissare noi stessi la probabilità p, lasciamo che p sia un numero casuale uniformemente distribuito tra 0 e 1 – per cui p è ripetutamente e casualmente selezionato per ogni passo fino a N;

    se p>0,5 lo assegniamo come testa (T)

    altrimenti, se p<0,5 lo assegniamo come croce (C)

Nelle idee precedenti di passeggiate casuali, abbiamo considerato il movimento 1-D che era aritmetico. Nello sviluppo del nostro nuovo modello, aggiungiamo un fattore di proporzionalità, per cui il valore del prezzo attuale delle azioni è proporzionale a quello precedente e a quello futuro. Il modo in cui il prezzo di un’azione cambia, tuttavia, è diverso – a causa del fatto che p è un numero casuale uniformemente distribuito ad ogni passo.

Modificheremo quindi il modello da un cammino casuale aritmetico a un cammino casuale geometrico utilizzando queste condizioni che seguono l’assegnazione di C o T:

    se T, moltiplica il prezzo corrente delle azioni per 1,01

    altrimenti, se C, moltiplica il prezzo corrente delle azioni per 0,99

Ripetiamo questi passi N volte: selezione casuale di p, assegnazione di C o T in base a p, e poi moltiplicazione dei fattori in base a C o T.

Ora applichiamo il modello. Il prezzo di partenza delle azioni (posizione iniziale) al passo temporale 0 è di 158 dollari per azione, simuliamo 100 giorni …

Otteniamo:

È interessante notare che il risultato simulato è simile a ciò che osserviamo normalmente.

Conclusione

Il modello è molto semplice. Tuttavia, è un punto di partenza per iniziare a modellare i movimenti di prezzo di molti strumenti finanziari. Il concetto di passeggiate casuali che porta al moto browniano sono esempi di idee dalla matematica e dalla fisica usate per modellare la finanza quantitativa.

Debito pubblico e colesterolo….

La lezione del 2007. Impariamo dalle crisi economiche passate per capire la crisi che verrà…

Presto affronteremo una spaventosa crisi economica scaturita dalle scellerate soluzioni prese e “non prese” dai decisori pubblici. Il debito pubblico è salito alle stelle e l’economia ha già subito pesanti contraccolpi. La soluzione a tutto questo? La vedremo a breve, per ora ricordiamo come si sono comportati i media e i politici nell’affrontare la crisi del 2007 …

CIALTRONE E' CHI IL CIALTRONE FA (di Luigi Luccarini)

Le ideologie hanno bisogno di agitare uno spettro alle masse, un nemico contro cui far fronte e contro il quale occorre compattarsi.

I nemici dei fascisti sono i comunisti, e quelli dei comunisti? Ovviamente i fascisti.

Oggi tutti abbiamo un nemico invisibile, il mortifero virus portato dai negazionisti del salvifico siero.

Pandemic", con Rai Documentari viaggio nel Covid, un anno dopo - RAI  Ufficio Stampa
Guerra al nemico invisibile ….

E per i fautori del neoliberismo?  Per loro il nemico è lo Stato, ma dal momento che non possono dirla come vorrebbero, ecco che incaricano una serie di giornalisti prezzolati che, fingendosi amici del popolo, si scagliano contro la “casta” che è per sua natura corrotta. La prova che essi forniscono? Semplice! Una incontrollata spesa pubblica improduttiva che ha prodotto un debito pubblico cattivo, perché si, cari signori, il debito pubblico è come il colesterolo, c’è quello buono e quello cattivo. Ovviamente il debito pubblico “cattivo”, figlio di casta, cricca e corruzione, è l’origine di tutti i mali e dell’annosa e infinita crisi italica!

Cricca e corruzione: il "dagli all'untore" dei fanatici senza idee | Imesi

 Cosa si deve fare secondo questi signori? Semplice! Occorre ridurre il ruolo dello Stato nell’economia.

Ovviamente questo messaggio potrebbe far muovere due neuroni all’elettore medio e allora gli spin doctors preferiscono urlare dai loro giornali e dalle loro trasmissioni a pensiero unificato “dobbiamo tagliare la spesa improduttiva!”.

Ovvio, se è improduttiva dobbiamo tagliarla! Tagliandola colpiremo a morte il nemico pubblico numero 1: il debito pubblico!

Affermazioni banali per persone addormentate da anni di propaganda a reti unificate!

Mainstream: persuasione e propaganda | SYSTEM FAILURE

Dopo anni di istigazione all’odio sociale su quella fetta di cittadini convinta di essere l’unica a lavorare e a pagare le tasse, i giornalisti del “debito pubblico brutto e cattivo, perché generato dalla casta corrotta”, hanno facilmente gioco sui livorosi cittadini… e questi votano e voteranno qualsiasi cosa che si presenti come antipolitica; sia questo un partito, anzi un movimento guidato da un guitto, oppure una riduzione dei propri rappresentanti in parlamento.

Ora, nessuno vuole negare che il debito pubblico debba essere tenuto sotto controllo. Questo è ovvio!

Ma …. Siamo proprio sicuri che   il debito pubblico sia stata la causa della crisi? I dati lo smentiscono. All’inizio della crisi del 2007, su cinque paesi colpiti, i famigerati PIIGS, tre avevano il debito pubblico in calo (Irlanda, Italia e Spagna), uno lo aveva stazionario (Grecia) e solo il Portogallo lo aveva in crescita.

Piigs, docu-film tratto da una storia vera: la tua - La Stampa

La lettura dei dati offre un’altra spiegazione. Dall’entrata nell’euro, avvenuta nel 1999, allo scoppio della crisi del 2007, in ognuno di questi era esploso il debito privato, con aumenti dai 31 punti di Pil vedi Italia ai 98 punti di Pil di Irlanda e Spagna.

La crisi di debito pubblico è stata innestata dal dissesto finanziario del settore privato, attraverso gli interventi di salvataggio delle banche con soldi pubblici e attraverso il crollo dei redditi privati e quindi delle entrate fiscali. Casta, corruzione, evasione sono certo da combattere, ma cosa c’entrano con questa dinamica?

Ora il debito pubblico è salito al 160% … aspettiamoci anni di “macelleria” sociale … mentre siamo impegnati a giocare alle Regioni colorate e alle mascherine salvifiche …

Discorsi potenti: esuberanza irrazionale.

Il termine “esuberanza irrazionale” deriva da alcune parole che Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve di Washington, usò in un discorso dal titolo “The Challenge of Central Banking in a Democratic Society” davanti all‘American Enterprise Institute al Washington Hilton Hotel il 5 dicembre 1996.

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Alan Greenspan

In quattordici pagine di questo lungo discorso, che fu trasmesso in diretta su C-SPAN, egli pose una domanda retorica: “Ma come facciamo a sapere quando l’esuberanza irrazionale ha fatto salire indebitamente i valori degli asset, che poi diventano soggetti a contrazioni inaspettate e prolungate come è successo in Giappone nell’ultimo decennio?” aggiungendo che “Noi, come banchieri centrali, non dobbiamo preoccuparci di una bolla di asset finanziari che crolla fino a quando questa non minaccia di compromettere l’economia reale, la sua produzione, i posti di lavoro e la stabilità dei prezzi”.

Subito dopo aver detto questo, il mercato azionario di Tokyo, che era aperto mentre lui pronunciava questa frase, è sceso bruscamente, e ha chiuso in calo del 3%. Anche Hong Kong è scesa del 3%. A seguire sono scesi del 4% i mercati di Francoforte e Londra. Per ultimo il mercato azionario degli Stati Uniti è sceso del 2% già all’apertura degli scambi.

La forte reazione dei mercati alla domanda apparentemente innocua di Greenspan fu ampiamente notata e rese famoso il termine “esuberanza irrazionale”.

L'eredità disastrosa di Greenspan

Greenspan avrà probabilmente imparato quanto qualcuno nella sua posizione debba attentamente pesare le parole!

Greenspan avrà probabilmente imparato quanto qualcuno nella sua posizione debba attentamente pesare le parole!

Il termine “esuberanza irrazionale” è diventato la citazione più famosa di Greenspan ed è ora spesso usata per descrivere uno stato di eccesso speculativo.

Ma chi ha usato per primo questa espressione? Alcuni la attribuiscono allo stesso Greenspan.

 Nella sua autobiografia del 2007, The Age of Turbulence: Adventures in a New World”, Greenspan ha detto: “Il concetto di esuberanza irrazionale mi è venuto nella vasca da bagno una mattina mentre stavo scrivendo un discorso.

Dobbiamo osservare che il termine “esuberanza” era già in uso per riferirsi all’eccesso speculativo del mercato. Già nel 1931, Frederick Louis Allen, nel suo best seller “Only Yesterday: An Informal History of the 1920’s”, descriveva “la profonda reazione psicologica dall’esuberanza del 1929”.

Frederick Louis Allen

Il termine “esuberanza irrazionale” è conosciuta fino ai giorni nostri perché è l’esempio di quanto l’esposizione di nient’altro che un’espressione abbia potuto generare un crollo del mercato azionario mostrando all’attenzione generale la “potenza del discorso”. La frase sopravvive nella nostra lingua come qualcosa di più di una reliquia di un episodio minore del mercato azionario perché ha acquisito un significato che si riferisce alla mentalità che si verifica durante bolle le speculative, come quella degli anni ’90.

Azioni di guerra

Avete mai pensato quali effetti possano scatenarsi per gli investitori sul mercato azionario Usa nel caso di un eventuale conflitto bellico?

Scopriamolo insieme …

Il rombo di un cannone abbastanza grande da affondare la Crimea - Il blog di  Jacopo Ranieri

Buy on the sound of the cannon, sell on the sound of the trumpet.”  È un detto attribuito a Nathan Rothschild. Avrà avuto ragione? Certo che si, almeno ai suoi tempi, ma procediamo con ordine.

Nathan Rothschild, I barone Rothschild - Wikipedia
Nathan Rothschild

Guerre, scandali politici e disastri naturali sono diventati parte integrante delle nostre economie, e nessuno può negare questo fatto. Le persone però le affrontano in modi diversi. Alcuni preferiscono non pensarci, altri preferiscono combatterlo, e altri ancora fare soldi con esso. E questi siamo noi!

Recentemente, la tensione geopolitica tra Stati Uniti, Russia e Cina è argomento centrale di interesse, motivo per cui dovremmo analizzarne il potenziale impatto sui prezzi delle azioni. Ma questo, ovviamente, richiede di studiare le conseguenze aggregate dei diversi conflitti nel corso della storia moderna.

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Russia fires warning shots against British navy ship in Black Sea: Russian agencies

L’impatto dei rischi sui mercati azionari dipende da vari fattori: il tipo di industria, la durata del conflitto e come viene finanziato. Questo potrebbe portare a maggiori spese pubbliche, inflazione e interruzioni dei servizi pubblici.

Per esempio, secondo uno studio condotto da Avni Önder Hanedar e Elmas Yaldız Hanedar dell’Università di Sakarya in Turchia, se gli investitori azionari credono che un conflitto avrà conseguenze catastrofiche per i loro investimenti, allora i prezzi delle azioni scendono e la volatilità aumenta. Ma nello stesso tempo, altre azioni potrebbero anche aumentare di valore. In particolare, durante la guerra turco-italiana e la prima guerra balcanica, per un breve periodo ci sono stati cali nei prezzi delle azioni delle società di monopolio orientate all’esportazione, delle miniere e dei trasporti.

Guerra italo-Turca | Polandball Wikia | Fandom

Questo concetto è confermato anche dagli scritti di Gerald Schneider e Vera E Troeger nel Journal of Conflict Resolution nel 2006, nei quali si afferma che alcuni settori e imprese possono sperimentare effetti più pronunciati perché il loro reddito potrebbe crescere o diminuire come conseguenza di una guerra.

Viceversa, i ricercatori hanno scoperto che i possessori di obbligazioni governative erano più sensibili ai rischi legati alla guerra, poiché i conflitti erano altamente correlati alla sopravvivenza del governo. Così si può affermare che i titoli di Stato possono sperimentare una maggiore volatilità a causa dei rischi di incertezza e di possibili problemi finanziari che possono alla fine portare a maggiori deficit di bilancio e oneri di debito a carico dei governi.

Storicamente le guerre sono state fonti di problemi di solvibilità, il che potrebbe spiegare la sensibilità dei prezzi dei titoli di Stato durante i conflitti.

Secondo l’articolo di Schneider e Troeger intitolato “War and the World Economy”, l’indice Dow Jones scese del 6,31% dopo l’invasione del Kuwait da parte delle truppe irachene nel 1990, ma guadagnò il 17% nelle prime quattro settimane dell’operazione Desert Storm condotta dagli Stati Uniti. Anche la reazione iniziale del mercato azionario alla seconda guerra contro l’Iraq fu positiva, con un aumento di circa il 2% sui principali mercati azionari europei.

Gli autori hanno scoperto che i rally avvengono quando il mercato valuta un evento conflittuale reale meno problematico di altri scenari originali alternativi in cui si credeva inizialmente. La cooperazione, al contrario, può suscitare reazioni negative se gli investitori non si fidano degli accordi che di volta in volta si tenta di raggiungere. Vale la pena ricordare che gli shock negativi hanno un impatto maggiore sulla volatilità rispetto agli eventi positivi.

In questo contesto, Massimo Guidolin ed Eliana La Ferrara, nel loro studio “The Economic Effects of Violent Conflict: Evidence from Asset Market Reactions“, sono giunti alla conclusione che ci sono quattro effetti sui mercati finanziari in conseguenza dei conflitti:

  1. Mentre le reazioni degli altri indici nazionali sono tipicamente miste, il mercato statunitense tende sistematicamente a reagire positivamente all’inizio dei conflitti piuttosto che negativamente.
  2. I prezzi delle materie prime sono piuttosto reattivi agli eventi in Medio Oriente. In particolare, i futures sul petrolio mostrano sistematicamente una flessione in risposta all’inizio del conflitto in questa regione. Una delle ragioni principali è che nelle settimane (o nei mesi) che precedono lo scoppio del conflitto, le pressioni speculative fanno salire il prezzo dei futures sul petrolio. Nelle due settimane dopo l’autorizzazione del Congresso per l’operazione Desert Storm nel 1991, l’indice S&P 500 è sceso di quasi il 5% e il petrolio è salito del 12,5%. Dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato una campagna aerea in Iraq il 17 gennaio 1991, i prezzi del petrolio sono crollati del 33% e l’S&P 500 ha guadagnato il 3,7%. Durante la guerra in Iraq, i prezzi del petrolio hanno guadagnato quasi il 40%, passando da 18 dollari al barile all’inizio di dicembre a 25 dollari il 18 marzo. L’S&P è sceso dell’11% nello stesso periodo. E gli esempi potrebbero continuare…
  3. I conflitti internazionali tendono ad avere un impatto più forte sugli indici di borsa rispetto a quelli interni. Inoltre, i risultati suggeriscono che le guerre brevi tendono ad aumentare i rendimenti trimestrali del Dow Jones Industrial Average.
  4. Le guerre generalmente innescano un deprezzamento del dollaro USA rispetto alle altre valute. Ciò è dovuto al ruolo di rifugio sicuro delle attività a breve termine denominate nella valuta statunitense, la cui domanda tende a crescere nei periodi di alta incertezza, che tipicamente precedono le date di inizio formale del conflitto, per poi scomparire quando la tensione evolve in operazioni ostili aperte.

Last but not least, nell’articolo “An Analysis of the Effect of War on the United States Stock Market”, Kristina Simeunovic ha scoperto che la guerra annunciata ha un impatto positivo sui prezzi delle azioni, mentre le guerre a sorpresa e gli attacchi terroristici amplificano una diminuzione dei rendimenti finanziari. In altre parole, ai mercati non piace l’incertezza.

A proposito, secondo i risultati di “The war puzzle: contradictory effects of international conflicts on stock markets“, uno shock positivo nel mercato azionario può essere osservato quando la probabilità di guerra aumenta al 100%. In altre parole, una crescente probabilità di guerra sembra abbassare i prezzi delle azioni, mentre lo scoppio della guerra stessa sembra aumentare i prezzi delle azioni.

Quindi come abbiamo visto ai mercati finanziari non piace l’incertezza, cosa che le guerre portano in abbondanza. Ma, come mostrato nel grafico qui sotto, i mercati azionari hanno performato sufficientemente bene (nella maggior parte dei casi) durante le guerre passate, a differenza degli investimenti a reddito fisso, che non hanno fornito una protezione adeguata.

Cosa spinge i mercati azionari in tempo di guerra? Potremmo avanzare diverse argomentazioni.  Le guerre riuniscono la nazione e questo spirito patriottico può manifestarsi sotto forma di investimenti in aziende nazionali. Ma l’argomento più convincente è che le guerre amplificano le spese del governo, il che si traduce in un aumento delle entrate e dei guadagni per quelle aziende che si aggiudicano i contratti governativi. A questo aggiungiamo anche le spese per la ricostruzione. Da un punto di vista del reddito fisso, le spese del governo possono portare, in determinate condizioni, ad un aumento dell’inflazione con conseguente aumento dei tassi di interesse e caduta dei prezzi delle obbligazioni.

Perché scoppiano così facilmente le guerre in Medio Oriente (e contro  Israele) - Linkiesta.it

Tutto questo vale ad una condizione, che le guerre si svolgano lontano dal suolo USA. Ben diverso sarebbe lo scenario in caso contrario con conseguenti distruzione in termini di vita, proprietà e produzione economica nazionale.

Un altro aspetto da considerare è che le multinazionali americane sono profondamente radicate nella catena del valore globale. Queste ottengono più del 40% delle loro entrate all’estero e dipendono pesantemente dalle aziende non statunitensi per beni e servizi. Se, per esempio, le tensioni nei confronti della Corea del Nord dovessero intensificarsi, la Corea del Sud sarebbe la prima interessata. Ricordiamo che la Corea del Sud è un elemento chiave nella catena di approvvigionamento di diverse aziende tecnologiche americane, rappresentando rispettivamente, il 40% e il 17% della fornitura globale di schermi a cristalli liquidi e semiconduttori. È anche sede di diversi importanti produttori di automobili. Un’interruzione della produzione sudcoreana causerebbe carenze durature in tutto il mondo e gli Stati Uniti sono la seconda destinazione per le esportazioni sudcoreane.

Da tutto questo, si evince con chiarezza che il motto di Nathan Rothschild ai nostri giorni è più difficile da attuare.

Innanzitutto dobbiamo tenere presente che le guerre attuali non sono effettuarìte solo a colpi di “bombardamento”. I bombardamenti restano solo un’ultima ratio. Possono ormai riguardare attacchi terroristici o azioni “black ops”. Non dimentichiamo che gli Usa sono esportatori di democrazia e la loro politica un po’ “machiavellica” vede molto spesso il fine giustificare i mezzi.

democrazia americana da esportazione - Russia News / Новости России

Ma guerre nel vero senso della parola, cioè operazioni che debbano portare a spostamenti di potere politico ed economico da uno Stato all’altro, al giorno d’oggi, si attuano attraverso mezzi ben più sottili. Oggi le guerre si muovono attraverso propagande dei media, attraverso attacchi cibernetici, attraverso attacchi biologici (sars?)  e/o nucleari.

Queste misure saranno difficili da contrastare, soprattutto, difficili da prevedere. Una guerra cibernetica o batteriologica sarà sicuramente attuata con l’effetto “sorpresa”. Acquistare al “rombo del cannone”, in questo caso potrebbe avere ritorni difficili da valutare e non necessariamente porterà ad un accrescimento dei guadagni delle aziende o del PIL delle nazioni.

Dobbiamo sicuramente prendere atto che questo nuovo andamento della politica con i nuovi mezzi a disposizione da parte degli Stati non ci consente di tenere troppo conto delle performance passate per avere indicazioni  sui risultati futuri.

Nell’attuale politica azionaria le scelte degli operatori di borsa nel caso di queste “nuove” guerre dovranno tenere conto di un numero elevato di fattori e di variabili che possono tutti interferire nella direzione intrapresa. Quindi un operatore dovrà avere doti essenziali nel “cavalcare l’onda”. Deve essere intuitivo e versatile all’immediato cambiamento di strategia.  A volte le interferenze allo spostamento delle forze in gioco può avvenire anche solo con la propaganda dei media, con scandali creati ad hoc, con improvvise rivelazioni che possono rivoltare completamente lo stato delle cose.

Il problema enorme è l’incertezza che può dare un conflitto ai giorni nostri. Più c’è incertezza più i mercati reagiscono negativamente. Ma d’altra parte è nell’incertezza che si basa il lavoro di uno speculatore.

Come diciamo noi “la speculazione è la scienza dell’incertezza e l’arte della probabilità”.

Troverò uno più pazzo di me?

Conoscete la Greater Fool Theory?

Questo articolo si collega ad un nostro post pubblicato sulla pagina Instagram Finbear_ riguardo la bolla speculativa dei tulipani del 1600 … per saperne di più … seguite il link.

La Greater Fool Theory afferma semplicemente che ci sarà sempre uno “sciocco più grande” sul mercato che sarà pronto a pagare un prezzo basato su una valutazione più elevata per un asset già sopravvalutato.

I mercati sono influenzati da molte aspettative, di cui talune irrazionali. Sulla base di questa premessa, la Greater Fool Theory afferma che ci sarà sempre un ” Greater Fool “, che pagherà stupidamente un prezzo più alto di quanto hai fatto tu.

La Greater Fool Theory può essere utilizzata per progettare una strategia di investimento basata sulla convinzione che sarai sempre in grado di vendere ciò che hai acquistato a un prezzo più alto, perché ci sarà uno più pazzo di te che sarà disposto a pagare un prezzo basato su multipli ingiustificati per un titolo o un altro asset. La logica di fondo è che “tu” non rimarrai incastrato nell’operazione ma riuscirai a vendere prima che la bolla esploda.

La chiave del successo di questa strategia è assicurarsi che il più grande sciocco non sia tu. Ma, come dicono i giocatori di poker, se dopo qualche mano non hai capito chi è il pollo … allora probabilmente il pollo sei tu…

In sostanza, Greater Fool Theory è un tipo di teoria dei giochi che specula su ciò che altri investitori saranno disposti a pagare per un asset. Rappresenta quindi l’opposto dell’esaminare il valore intrinseco di un investimento.

La crisi finanziaria come esempio della Greater Fool Theory nei tempi recenti.

Le valutazioni basate su multipli altamente gonfiati non possono continuare all’infinito. Le bolle formate da queste valutazioni irrazionali sono destinate a scoppiare ed è allora che sorge una crisi. Prendiamo il caso della crisi dei mutui subprime, in cui le persone hanno preso credito dalle banche per comprare case, sperando di trovare in futuro un Greater Fool  a cui poter vendere la casa a un prezzo più alto e fare guadagni sostanziali.

Ha funzionato per molti anni in quanto sembrava esserci un insieme infinito di sciocchi. Ma se è vero che la madre degli stolti è sempre incinta … alla fine la menopausa arriva anche per lei…

 Sempre più persone hanno iniziato a vedere la realtà : “Quella casa non vale così tanto – è troppo cara.” Improvvisamente il sistema è crollato innescando la famosa crisi dei subprime, con conseguenze disastrose per chi aveva fornito incautamente credito per acquistare immobili. Ciò ha contribuito a un’emergenza bancaria che poi si è propagata a livello internazionale e alla fine ha portato a una delle peggiori recessioni mai vista negli ultimi decenni. Ma poi venne il Covid ….

Per comprendere come la natura degli uomini non cambi mai …. Leggi questo nostro post

Lo scopo della Greater Fool Theory non è in realtà quello di fornire agli investitori una strategia di trading basata sulla ricerca di sciocchi, ma aiuta a spiegare come possono formarsi delle bolle speculative.

Come evitare di essere un ” Greater Fool

Non seguire ciecamente la mandria, pagando prezzi sempre più alti per qualcosa, senza alcuna buona ragione.

Fai le tue ricerche e  segui un piano.

Adotta una strategia e attieniti ad essa, fino a prova contraria.

Diversifica il tuo portafoglio.

Controlla la tua avidità e resisti alla tentazione di provare a fare il gran colpo in un breve periodo di tempo.

Capire che non c’è nulla di sicuro sul mercato, nemmeno la corsa inarrestabile dei prezzi.

Per saperne di più ed evitare di essere il “Gran Pollo” continuate a seguirci, presto offriremo un corso di finanza comportamentale per i nostri sostenitori con l’obiettivo di fornire gli strumenti per evitare le insidie più comuni.

Stay tuned …