NICCOLO’ BRANCA – STORIA DI UN IMPRENDITORE ….

Chi non conosce il marchio Branca e il suo prodotto più prestigioso il Fernet Branca?

By Nashira

Branca è un nome conosciuto in tutto il mondo. Una azienda italiana che costituisce una delle tante nostre eccellenze, che esporta il suo prodotto di punta in centottanta Paesi. Un’azienda antica, fondata nel 1845, che fin dalle sue origini ha espresso l’intenzione di coniugare tradizione e innovazione onorando il suo motto: “Novare serbando”. Una azienda oggi proiettata nel futuro, dotata di sistemi tecnologici avanzatissimi ma che ha conservato un “fare” antico nell’attenzione posta alla qualità del prodotto, alle materie prime utilizzate e alla loro lavorazione.

Una eccellenza dove il “fare” antico, qualità tutta italiana, mette in luce la possibilità di un processo creativo anche all’interno di una produzione industriale. Processo creativo che ci lega alla nostra grande tradizione è, infatti, risaputo che siamo il paese con il più grande patrimonio artistico al mondo e con una tradizione artigianale di altissimo livello. La nostra peculiarità é un processo produttivo dove “impresa” si intreccia con l’individuo, la storia e il territorio.

All’interno di questo quadro vorrei far conoscere, almeno in parte, la storia di Niccolò Branca, Presidente e amministratore delegato della holding del Gruppo Branca International S.P.A. dal 1999, come lui stesso la racconta in uno dei suoi primi libri: “Per fare un manager ci vuole un fiore” edito da Marcos Y Marcos.

La sua è una storia interessante e particolare in cui sono strettamente intrecciate la vita di imprenditore e la vicenda personale.

All’inizio degli anni novanta Niccolò Branca comincia ad interessarsi di psicologia umanistica e della psicosintesi di Assagioli. Seguendo una serie di sincronicità approda ad un corso di meditazione tenuto dalla professoressa balinese Luh Ketut Suryani. Abbraccia il suo metodo di meditazione trascorrendo a Bali un lungo periodo. Ricevendo gli insegnamenti di Suryani cambia la sua consapevolezza: “la meditazione ci fa sintonizzare con il flusso fuori e dentro di noi” “quando siamo in sintonia con esso [il Flusso dell’energia] qualsiasi cosa decidiamo di affrontare lo facciamo nella maniera giusta sia per noi sia per gli altri”

Niccolò Branca

Dopo questo percorso di crescita e dopo un’assenza di dieci anni nel 1999 Niccolò torna in azienda dove porta la sua nuova visione “organizzando l’azienda come un essere vivente, come un’anima fatta di tante anime interconnesse, le anime di tutte le persone che vi lavorano” “una visione capace di unire mondi diversi, e solo apparentemente lontani, quali sono quelli del lavoro e quello della spiritualità” “un modo nuovo di fare economia nel rispetto delle persone, dell’ambiente e del ritorno finanziario

Riflette sul significato di essere imprenditore: “ciò che ritengo veramente imprescindibile nella figura dell’imprenditore è un giusto equilibrio tra intelligenza, cuore e coraggio”. Intelligenza per capire i contesti e promuovere nuove idee, il coraggio per realizzarle ma anche il cuore per chiedersi se saranno vantaggiose “non solo per sé stessi, ma anche per l’azienda, per il territorio, per la collettività”.

Dopo pochi anni, nel 2001, si trova ad affrontare una drammatica sfida in Argentina dove la Fratelli Branca è attiva da moltissimi anni. “A volte ci accadono cose che possono cambiarci la vita in un istante, mostrarci noi stessi e il nostro cammino. Da questi eventi può nascere la consapevolezza di poter fare qualcosa di utile, qualcosa da condividere con gli altri”.

Così l’esperienza presso la Fratelli Branca Destilerìas divenne una delle esperienze più rilevanti della sua vita.

Benché non ci fossero ancora segnali eclatanti, Niccolò ebbe la chiara visione di un’Argentina che si stava avviando verso un problema di considerevoli dimensioni. Prendendo una decisione coraggiosa decise di far uscire dal Paese il denaro della società trasferendolo, in modo legale, all’estero contro il parere dei manager dell’azienda ma “ero nel Flusso e, nonostante il diverso parere di chiunque altro, sentivo che quella era la cosa giusta da fare”. Capì che per salvaguardare la situazione e mantenere viva la Fratelli Branca Destilerìas era assolutamente necessario tutelare quel denaro e lo trasferì immediatamente all’estero. Dopo quattro mesi cadde il governo. Il nuovo ministro dell’economia argentino abbandonò la parità 1 a 1 dollaro peso e il tasso di cambio schizzò a quasi 4 pesos per dollaro. Furono, inoltre, bloccati tutti i conti correnti bancari. Senza il trasferimento effettuato quattro mesi prima il capitale societario si sarebbe ridotto la metà della metà.

L’autoconsapevolezza diede a Niccolò chiarezza nella visione e la capacità di attuare scelte coraggiose e controcorrente “imparare a sentire nel profondo di noi stessi, al di là della logica razionale, qual è la cosa più giusta da fare”.

Quando la situazione esplose, l’economia collassava, e l’Argentina dichiarò default molti imprenditori e investitori stranieri ritirarono il proprio denaro dal Paese. Anche Niccolò ricevette pressioni per chiudere o perlomeno ridimensionare l’azienda. Invece quello che fece fu mettere in atto un processo creativo per trovare una soluzione per la Fratelli Branca Destilerìas. Decise di cambiare strategia produttiva e proporre al mercato sofferente una sottomarca, un amaro di pronta beva, poco invecchiato e poco costoso. Per uno di quegli intrecci fatali del destino il nonno di Niccolò aveva acquisito negli anni Quaranta, ma senza metterla mai in produzione, la proprietà di una sottomarca argentina. Quindi c’erano già un marchio, una bottiglia, un’etichetta per la nuova produzione.

Questo prodotto permise a Niccolò Branca di traghettare l’azienda fuori dal default. Non ci furono guadagni ma neppure perdite di denaro, non fu necessario ricorrere alle banche perché il capitale che era stato salvato costituiva una concreta sicurezza e non fu necessario licenziare nemmeno una persona.

La Fratelli Branca Destilerìas riuscì ad attraversare quegli anni difficili. “…osservavo la situazione e cercavo semplicemente di sentire, nel profondo di me stesso, quale fosse la cosa più giusta da fare” “la nostra è stata una delle aziende che, in un momento tanto critico, non ha chiuso i battenti né ha preso provvedimenti di riduzione del personale. E’ stata capace invece di restituire qualcosa all’Argentina, di dare speranza e lavoro alle persone, condividendo insieme a loro quel momento così difficile”

In uno dei primi capitoli del suo libro pubblicato per la prima volta nel 2013 Niccolò Branca scrive queste parole: “Il difficile periodo che tutto il mondo sta vivendo non è una crisi di passaggio, è una crisi che chiede a tutti noi una risposta di lungo respiro, un cambiamento radicale, totale, vero. Il vero cambiamento che siamo chiamati a fare è prima di tutto interiore: è un cambiamento della coscienza.”

Parole che mi sembrano quanto mai attuali oggi. Può la visione di Niccolò Branca fornire spunti per riflettere sull’emergenza che stiamo vivendo oggi e indicare una possibile via d’uscita?

Certamente apre una riflessione sulla possibilità di cambiare livello di consapevolezza e aprirsi ad un pensiero più inclusivo che accoglie anche le difficoltà come opportunità: “….dobbiamo accogliere tutto ciò che viene dalla vita come un’opportunità. Accettazione, quindi, non come passività ma come occasione di salto evolutivo. Perché noi siamo qui per evolverci.”

Può mostrare una modalità di rapportarsi alla produttività più olistica nel senso di considerare tutti gli aspetti dell’essere “non considerando alternativi la spiritualità l’etica e il profitto che deve necessariamente provenire da una attività di tipo economico”. Sollecita ad allargare la consapevolezza oltre la mente razionale anche al cuore e all’intelligenza creativa e con l’apporto di queste forze cercare la strada giusta che “è quella che apporta maggiori benefici a tutti gli attori coinvolti”.

ERRARE HUMANUM EST………

nel trading come nella vita …

by Nashira

 Errare humanum est  perseverare…. ovest

Interessante punto di vista! Al di là della battuta e del gioco di parole nasconde la chiave di un approccio insolito e non scontato ad una esperienza sicuramente spiazzante come quella di incappare in errori e, facendo trading, questo significa perdere denaro, in piccole o grandi quantità secondo l’investimento economico e/o la propensione al rischio. E questo di sicuro non è piacevole. Mina le nostre sicurezze, scheggia la nostra autostima.

Cambiare direzione. In tutti i sensi. Cambiare il modo di fare le cose, cambiare il modo di pensare. Invertire la rotta. Cambiare orizzonte. Rivoluzionare il modo di pensare a noi stessi e a come ci giudichiamo. Perseverare nonostante gli errori.

Il precedente articolo si concludeva con l’invito a percepire le emozioni provate rispetto alle difficoltà e a cercare di limitare le sensazioni negative di fronte agli errori. In quanto anche l’errore fa parte del gioco ed è difficilmente evitabile del tutto. Possiamo soltanto limitarlo al massimo, non si può vincere sempre o essere sempre perfetti. Quindi bisogna imparare ad avere a che fare con gli errori e a gestirli. Sviluppare un atteggiamento flessibile che consenta di “surfare” tra gli alti e bassi della vita, come anche del trading, scoprendo che anche gli errori sono opportunità e che …

 “Il più grande errore che si può fare nella vita è quello di avere sempre paura di farne uno.” E. Hubbard.”

Quando qualcosa ci mette alla prova fa emergere contenuti profondi che apparentemente non hanno nulla a che fare con la problematica presente. Invece le appartengono. Invece è più che probabile che tutto sia collegato. E nel momento in cui affrontiamo una situazione nuova o una difficoltà siamo lì presenti con tutto il nostro essere, con tutto il nostro vissuto, luci ed ombre. E quindi come ci poniamo di fronte agli errori avrà a che fare con aspetti giudicanti, con i copioni comportamentali familiari, con l’autostima, con condotte inconsce auto sabotanti, e poi con l’essere capaci di perseverare, di rialzarsi dopo una sconfitta, con il permettere a noi stessi di avere successo.

Che fare allora?

Fare, prima di tutto, una analisi dell’accaduto.  Certamente verificare se tutti i passaggi sono stati fatti bene e, nonostante ciò, siamo, purtroppo, incorsi nell’evento imponderabile, non prevedibile. Valutare se abbiamo rischiato troppo oppure, se per distrazione, fretta o avidità abbiamo visto segnali che non c’erano. Chiederci se la nostra preparazione, le nostre conoscenze siano adeguate o abbiamo bisogno di fare di più.

Facciamo una analisi di ciò che ci ha portato a sbagliare ed evitiamo di ostinarci nell’errore tenendo presente che se facciamo sempre gli stessi passi otteniamo sempre gli stessi risultati e quindi sarà, magari, necessario cambiare punto di vista.

L’ostinazione, di fondo, nasconde la non accettazione del fatto di aver sbagliato. Quindi tendiamo a ripetere lo stesso comportamento che porta inevitabilmente allo stesso risultato.

Mentre nella determinazione sperimentiamo l’accettazione “sportiva” dell’errore fatto e la flessibilità di cercare nuove strade.

“Quando lo schema comportamentale non produce i risultati desiderati dobbiamo cambiare schema e smettere di fare la stessa cosa che non funziona.” R. Bandler.

 Passiamo dall’ostinazione alla determinazione, dalla rigidità alla flessibilità.

La determinazione è il pensiero che non si arrende. Impariamo a coltivare la calma determinazione al raggiungimento del successo, a dispetto dei momenti di stop e alle possibili deviazioni o circonvoluzioni del cammino che abbiamo intrapreso e stiamo percorrendo. Attendiamo le occasioni propizie e le opportunità di imparare e crescere.

Ma non basta. Per non incorrere sempre negli stessi errori bisogna anche coltivare la lucidità e la disciplina, dobbiamo diventare consapevoli di ciò che ci passa per la testa e dei comportamenti che agiamo. Possiamo aver capito, ad esempio, che la fretta non giova eppure ritrovarci ad agire impulsivamente se non riusciamo a mantenere lucidità e consapevolezza. Nonostante conoscenze e abilità potremmo trovarci in situazioni di cui non abbiamo il controllo perché veniamo sopraffatti dalle nostre emozioni.

Dopo una onesta valutazione dobbiamo evitare di cadere nell’autosvalutazione: non posso, non riesco, non ce la faccio.

Un atteggiamento autopunitivo di fonte agli errori può farci abbandonare del tutto una attività e farci perdere delle occasioni. Proviamo a fare attenzione al dialogo interiore: cosa ci diciamo in questi casi? Frasi svalutanti? Che atteggiamento abbiamo nei confronti di noi stessi?

Allora cambiamo orizzonte, proviamo a dirigerci a ovest o compiere un passaggio a nord-est!

Qui possono venire in nostro aiuto discipline potenti: psicolinguistica, PNL, Psych-k, Transurfing per citarne alcune.

Proviamo a porci una domanda diversa dal solito: perché sto creando questo tipo di realtà?

        “Dal momento che la nostra rappresentazione della realtà determina in larga misura la nostra “esperienza” della realtà” R. Bandler.

        Siamo abituati a considerare i nostri comportamenti e i nostri aspetti caratteriali come qualcosa di statico e inevitabile invece dobbiamo considerarli come un processo e quindi qualcosa di aperto e suscettibile di cambiamenti. Possiamo liberamente rivedere le vostre convinzioni decidendo quali sono utili e valide da conservare e quali, invece, andrebbero cambiate per migliorare la vostra vita.

Le nostre convinzioni e credenze disegnano i limiti delle nostre esperienze.

E’ facile capire che se penso di non essere in grado di svolgere una attività non mi cimenterò mai in quella attività e se lo farò sarò limitato dalla convinzione di non farcela.

Possiamo sbarazzarci dei nostri limiti usando una caratteristica sorprendente e meravigliosa del nostro cervello: la neuroplasticità.

“La neuroplasticità è la capacità del sistema nervoso – cervello di modificare l’intensità delle relazioni interneuronali – sinapsi, di instaurane di nuove e di eliminarne alcune e questo a qualsiasi età” R. Bandler.

Per tutta la vita il cervello è plasmato dall’esperienza. Ogni ripetizione di un pensiero o di una emozione rinforza un percorso neurale che circoscrive il modo in cui formiamo le nostre convinzioni, modella le simpatie e antipatie, crea limiti e rinforza pregiudizi consci e inconsci. Il cervello funziona richiamando programmi mentali che sono una sorta di istruzioni per l’uso e che gli permettono di farci pensare e agire in un certo modo molto velocemente. Programmi che una volta installati il cervello non mette più in discussione.

Ma se questi programmi fossero ormai inadeguati, obsoleti, non più adatti alle circostanze attuali, anzi frenassero la nostra crescita?

Allora sfruttando la neuroplasticità, ossia modificando i percorsi neurali, possiamo rimuovere schemi, abitudini, pregiudizi e limiti che ci ostacolano. Possiamo riprogrammare il cervello per avere nuove convinzioni che ci portano maggiore libertà, opportunità e nuove possibilità di scelta.

Possiamo creare nuove convinzioni, installare credenze potenzianti per muoverci in direzioni più utili e desiderabili.

Psicolinguistica, PNL, Psych-k, Transurfing usano linguaggio e immaginazione per riprogrammare il cervello. Nella nostra immaginazione possiamo creare gli scenari in cui vedere noi stessi fare le cose in modo più efficace. Ci possiamo allenare a sentirci bene e felici senza nessuna particolare ragione. Possiamo acquisire comportamenti innovativi che possono portare miglioramenti a tutta la nostra vita.

Quando le persone cambiano le proprie convinzioni cambiano la propria vita.

Questo significa in ultima analisi decidere il proprio destino. Anche cercare di diventare un trader migliore può diventare un percorso di conoscenza di noi stessi, di crescita e di cambiamento che può avere ricadute positive su molti aspetti della nostra vita.

CRESCITA ECONOMICA: I REQUISITI DI UN OBIETTIVO BEN FORMATO – By Nashira SECONDA PARTE

Seguito dell’articolo precedente: http://www.pecuniaedintorni.it/psicologia/crescita-economica-i-requisiti-di-un-obiettivo-ben-formato-seconda-parte-by-nashira/

Ora dividiamo il percorso verso il raggiungimento dell’obiettivo in FASI o STEPS. Questo aiuta a mantenere il focus sull’obiettivo e a mantenere viva la convinzione di raggiungerlo. Attraverso il raggiungimento di obiettivi parziali, il compimento di piccoli passi, manteniamo il convincimento di potercela fare.

Per fare trading on line hai bisogno di un capitale da investire in questa attività, di aprire un conto di trading presso un broker qualificato, di fare formazione o aumentare le tue competenze, hai bisogno di un computer efficiente, di una connessione internet affidabile ecc.

Ognuna di queste fasi può diventare un sotto obiettivo. Ogni step deve soggiacere alle regole generali degli obiettivi:

1)    positivo e specifico;

 2)   misurabile;

3)    realizzabile in autonomia;

4)    in armonia con te stesso;

5)    temporalmente definito;

6)    ecologico.

Definire gli steps:

  • il primo sotto obiettivo è…
  • lo posso raggiungere perché
  • per raggiungerlo farò (elencare almeno tre azioni concrete)
  • lo raggiungerò entro il
  • il premio sarà

Aggiungiamo un principio nuovo che è quello della ricompensa. Quando raggiungi un obiettivo ti meriti una ricompensa; è un potente elemento motivante. Se si verificano battute d’arresto le ricompense possono aiutarti e darti la spinta per continuare il cammino.

Impara a pianificare per non dover reagire agli imprevisti e sviluppa la flessibilità per essere capace di trovare soluzioni rispetto a interferenze che si potrebbero verificare.

Dobbiamo essere consapevoli che potrebbero intervenire difficoltà a rallentare o impedire il raggiungimento dell’obiettivo. Per prepararci a questa eventualità facciamo un elenco di almeno tre situazioni che ragionevolmente si realizzeranno senza difficoltà e almeno tre ostacoli che potrebbero interferire durante il percorso. E poi creiamo delle strategie per il superamento degli ostacoli.

Se succede …….farò……….

Mentre costruisci delle strategie cerca di essere creativo e di ampliare la quantità e qualità delle scelte possibili. Nella tua immaginazione crea gli scenari in cui vedi te stesso fare le cose nel modo più efficace e semplice possibile.

Infine rilassati e prova a percepire come ti senti rispetto alle difficoltà cercando di limitare le sensazioni negative di fronte agli errori.

Anche l’errore fa parte del gioco.

CRESCITA ECONOMICA: I REQUISITI DI UN OBIETTIVO BEN FORMATO – seconda parte by Nashira

Link all’articolo precedente http://www.pecuniaedintorni.it/approfondimenti/crescita-economica-i-requisiti-di-un-obiettivo-ben-formato-prima-parte/

Supponiamo che tu abbia formato mentalmente, in modo chiaro il tuo obiettivo di crescita economica, di averlo formulato in modo POSITIVO, di averlo riempito di tutte le cose che vuoi raggiungere. E’ meglio non prefissarsi l’obiettivo puro e semplice di fare soldi, è meglio considerare il denaro una energia che può servire a realizzare i tuoi scopi.

Il denaro va curato ….

Quindi hai una idea vivida di tutte le cose positive che seguiranno dopo il raggiungimento dell’obiettivo (lavoro sul piano mentale) e hai cercato di provare sensazioni di benessere gioia e appagamento conseguenti alla realizzazione di ciò che ti sei prefissato (lavoro sul piano emozionale). Poi hai parlato delle tue ambizioni e desideri con altre persone cominciando a spostarti sul piano della realtà, spostandoti da dentro a fuori, prendendo un impegno pubblico, qualcosa che ti impegna sul piano fattuale. Hai coinvolto altre persone che possono esserti di sostegno per raggiungere gli obiettivi. Ti stai già portando nel piano d’azione.

Bene. Cerchiamo ora di rispondere alle domande poste nella prima parte.

Abbiamo detto che bisogna analizzare i singoli aspetti dell’obiettivo da raggiungere, non basta che sia espresso in modo generico, deve rispondere alle domande

  1. COME
  2. PERCHE’
  3. CON CHI.

Proviamo a fare un esempio concreto.

Rendiamo SPECIFICO il nostro obiettivo.

COME vogliamo provare ad aumentare le nostre entrate economiche? Supponiamo che la risposta a questa domanda sia fare trading on line.

 PERCHE? Pensi di avere già delle competenze in questo ambito? Hai del tempo libero da dedicare a questa attività? Vuoi farne la tua attività principale?

 CON CHI? Se ancora non lo sai puoi farne un sotto obiettivo.

Verifica se il tuo obiettivo di dedicarti al trading risponda anche alle altre caratteristiche che un obbiettivo deve avere: misurabile, realizzabile in autonomia, in armonia con te stesso, ecologico.

Definisci, infine, una data ragionevole entro la quale dare corso alla tua nuova attività.

FINE PRIMA PARTE …. continua …

CRESCITA ECONOMICA: I REQUISITI DI UN OBIETTIVO BEN FORMATO – prima parte

Nashira

Se parliamo di crescita economica stiamo dicendo a noi stessi di volerci dirigere verso l’abbondanza. Ci stiamo spostando mentalmente dalla “mancanza” verso l’abbondanza. Vogliamo dare una nuova direzione alla nostra vita.

E’ importante partire da un’idea di abbondanza anziché di scarsità e ragionare in senso positivo, focalizzando l’attenzione non tanto sui problemi di cui ci vogliamo sbarazzare (penuria economica, mutuo da pagare, rate della macchina nuova) quanto piuttosto su ciò che intendiamo realizzare. L’intenzione è quella che ci guiderà verso il successo.

Questo nuovo punto di vista deve poi essere radicato nella realtà per non rimanere a tempo indefinito nella categoria dei sogni irrealizzati. Dobbiamo definire cosa vogliamo e entro quale data.

La differenza tra un sogno e un obiettivo è una data (W. Disney)

Walt Disney

Cosa vuol dire? Un sogno rimane tale finché resta nei nostri pensieri, ma se lo caliamo nella dimensione temporale dandogli una data di scadenza, un termine entro il quale realizzarlo, abbiamo anche la spinta propulsiva che ci occorre per farlo diventare reale.

All’interno del limite temporale che abbiamo scelto dobbiamo poi dargli una forma. Trasformare un sogno in un obiettivo.

        La PNLProgrammazione Neuro Linguistica – fondata negli Stati Uniti, negli anni settanta, da R. Bandler e J. Grinder, ricercatori nel campo dello sviluppo personale, ha elaborato tecniche efficaci per migliorare la capacità di comunicazione, liberarsi da convinzioni negative, aumentare il livello delle proprie performance in ogni campo: studio, lavoro, crescita personale.

La PNL può essere definita una metodologia volta a identificare efficaci strategie di pensiero che possono essere imparate e utilizzate da chiunque.

Tra queste strategie per pianificare e raggiungere il successo troviamo la definizione di obiettivo.

        Perché un obiettivo si possa definire ben formato deve avere caratteristiche tali da renderlo efficace e realizzabile e avere specifici requisiti.

Occorre formulare il nostro obiettivo con le seguenti caratteristiche:

positivo e specifico

misurabile

realizzabile in autonomia

in armonia con te stesso

temporalmente definito

ecologico

POSITIVO: ossia espresso, dal punto di vista linguistico, in modo positivo in quanto il subconscio ignora le negazioni; la domanda da porsi è: che cosa desideri?

SPECIFICO: che cosa vuoi di preciso? Bisogna analizzare i singoli aspetti dell’obiettivo da raggiungere non basta che sia espresso in modo generico deve rispondere alle domande COME PERCHE’ CON CHI.

MISURABILE: il raggiungimento dell’obiettivo deve essere un fatto oggettivo basato su elementi misurabili e non solo su una valutazione soggettiva. Quali sono gli stati e le condizioni che ti dicono che il tuo obiettivo è raggiunto?

REALIZZABILE IN AUTONOMIA: posso farlo? Posso gestire io il processo? Quanta parte della realizzazione di questo obiettivo è sotto il mio diretto controllo?

IN ARMONIA CON TE STESSO: ti fa brillare gli occhi, non vedi l’ora di attuarlo? Raggiungere il tuo obiettivo ti fa stare bene? Ti da sensazioni positive?

TEMPORALMENTE DEFINITO: definire tempi precisi per raggiungere l’obiettivo, quando saprai di averlo raggiunto?

ECOLOGICO: In che modo andare in questa direzione influirà sulla tua vita? Vale la pena andare in questa direzione? quale impatto avrà su di te e sugli altri? E’ importante valutare in anticipo le conseguenze in quanto raggiungere l’obiettivo in nessun caso deve arrecare danno a te stesso e agli altri.

In un prossimo post analizzeremo in modo più approfondito le fasi di questo processo soffermandoci anche sugli stati emotivi e sull’uso di strategie utili come i piani d’azione suddivisi in fasi.

QUALE CARICA EMOTIVA IL TUO SUBCONSCIO ATTRIBUISCE AL DENARO?

Nashira

“Pecunia non olet”. Sembra che tale sia stata la risposta dell’imperatore Vespasiano a suo figlio Tito che lo criticava per aver imposto una tassa sui bagni pubblici. Ossia il denaro non ha odore, il denaro è sempre denaro qualunque sia la sua provenienza. Questa è solo una delle molteplici opinioni sul denaro.

        In realtà il concetto di denaro è caricato di significati simbolici soggettivi che dipendono dall’appartenenza socio-culturale, dalle tradizioni, dalle credenze religiose, dall’educazione familiare nonché dalle esperienze individuali di una persona.

Nel momento in cui si approccia una attività che ha direttamente a che fare con lo scambio di denaro vale la pena di chiedersi quale sia a livello subconscio il nostro rapporto con il denaro poiché il sistema di credenze, di convinzioni che si hanno può influire, anche pesantemente, nel successo dell’attività che si vuole intraprendere.

Anche se la mente conscia sembra lucida e ben determinata nell’intenzione di voler raggiungere migliori livelli economici, nel subconscio si potrebbero annidare credenze limitanti. Credenze provenienti dalla morale collettiva, dal comune sentire, affermazioni come “i soldi non fanno la felicità”, “il denaro è lo sterco del diavolo”.

Oppure inconsciamente si potrebbero attribuire alle persone facoltose caratteristiche poco piacevoli come disonestà o assenza di scrupoli, caratteristiche che confliggono con il sistema di valori trasmesso dalla famiglia o dalla religione e, viceversa, si potrebbero vedere le persone povere come moralmente rette e questo potrebbe creare legami inconsci e adesione a modelli che ci tengono ancorati a determinati livelli economici.

Si deve tenere ben presente che queste non sono verità ma dipendono solo da come il subconscio le percepisce.

E ancora, per rimanere in un ambito più legato all’educazione familiare e agli aspetti psicologici, il possedere denaro può creare lo stress di doverlo amministrare e conservare. Ciò coinvolge livelli di autostima, aspetti relativi all’essere in grado di fare, il sentirsi capaci di raggiungere determinati obiettivi, farcela o non farcela.

E’ importante svincolare queste credenze limitanti dal concetto di denaro che va piuttosto considerato una energia neutra, un mezzo per il raggiungimento dei nostri fini.

Stilare un elenco di tutte le credenze relative al possedere denaro e al non possederlo può riservare delle sorprese e può essere utile per rafforzare le credenze potenzianti e liberarsi di quelle limitanti, una volta che siano state riconosciute.

Un altro modo per cominciare a fare chiarezza è anche porre attenzione al dialogo interiore, a ciò che la mente ci dice rispetto al denaro e alla ricchezza. Quali sono i suoi messaggi rispetto al meritare di vivere nell’abbondanza? E cosa ci dice riguardo al sacrificio, alla fatica, al duro lavoro?

Essere consapevoli è il primo passo nel cammino verso il cambiamento e da qui si può partire per creare una buona relazione con il denaro. Considerarlo buono e utile per la crescita personale e il benessere. Considerarlo accessibile e lasciare che fluisca verso di noi. Sentire che si merita di essere prosperi e di avere soldi in abbondanza.

Dal momento che la nostra rappresentazione della realtà determina in larga misura la nostra “esperienza” della realtà cerchiamo di porre attenzione a tutto quello che già possediamo per spostarci mentalmente dalla “mancanza” “scarsità” all’abbondanza. Cerchiamo di notare i segnali di abbondanza nella nostra vita, osservare tutto ciò che già si possiede e che si dà per scontato. Ampliare il concetto di abbondanza ad altri ambiti al di là del denaro fino a ricomprendere amicizie, affetti, tutto ciò che ci fa stare bene.

E poi muoversi nella direzione verso la quale si vuole andare, muoversi verso il nostro fine. Cominciare ad agire come se fossimo già lì dove vogliamo essere. Leggere libri giornali articoli in cui si parla di finanza. Frequentare persone che se ne occupano. Evitare persone che tolgono energia. Condividere con altri il percorso.

Creiamo il nostro universo soggettivo dove siamo già lì dove vorremmo essere.

Come sosteneva Henry Ford: “Sia che tu pensi di farcela sia che pensi l’opposto in entrambi i casi avrai ragione”.